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LA MODERNITÀ DEL GAMBERO
Siamo lanciati a passi da gigante verso la storia. No, non quella che scriveremo domani (purtroppo), ma quella che abbiamo dietro le spalle. Stiamo raggiungendo il passato con enormi falcate di gambero che i profeti della flessibilità continuano a chiamare modernità, ma soltanto per un fatto estetico. È una corsa frenetica verso paesaggi desolati e tristi. Il deserto arido del non-lavoro non è un luogo accogliente e oggi, purtroppo, lo sanno bene in tanti. È un posto di cui si parla ancora troppo poco, forse perché preferiamo nasconderci da tutto quello che ci spaventa. Da tutto quello che fa paura. Un po’ com’è stato fatto con il depotenziamento dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Si è nascosto, dietro la possibilità che si potessero creare nuovi posti di lavoro, la reale portata delle conseguenze. Dalla sua entrata in vigore invece, sembra che l’unica cosa che sia realmente aumentata è il numero di licenziamenti individuali.
 
Per non parlare della riforma delle pensioni, che ha creato una stagnazione del mercato del lavoro che, sommata alla crisi economica di un paese in recessione come il nostro, ha portato la disoccupazione giovanile al record negativo del 43,7%. I contratti a tempo indeterminato diminuiscono e aumentano i rapporti di lavoro di brevissima durata. Il risultato per i giovani? La precarietà, la difficoltà nel far valere i propri diritti, l’impossibilità di progettare un qualsiasi futuro, la necessità di farsi aiutare economicamente dai parenti (chi può), la complessità nel crearsi una famiglia, l’abbandono dei sogni comuni. Un dramma che ormai conosciamo bene e che continua a consumarsi tutti i giorni sotto i nostri occhi, ma che nasconde insidie ancora peggiori per il futuro.
 
La precarietà di oggi, infatti, significa ad esempio l’impossibilità ad avere continuità nei versamenti contribuitivi ai fini pensionistici e pertanto, il rischio concreto di non avere una pensione sufficiente a garantire una serena quiescenza. In più, il fatto che dovremo lavorare fino a tarda età e con stipendi molto bassi mette a rischio la concreta possibilità per la nostra generazione di poter assistere, anche economicamente, eventuali familiari anziani nel futuro. Se a tutto questo sommiamo il rischio di possibili riduzioni del welfare pubblico, possiamo preoccuparci, perché la bomba sociale è innescata. La soluzione per qualcuno dovrebbe essere maggiore flessibilità: perché quarantasei forme contrattuali e l’eliminazione della reintegra per diverse fattispecie di licenziamenti illegittimi non basta?
 
Noi, come Organizzazione più rappresentativa del credito, oltre a denunciare e mobilitare abbiamo fatto qualcosa di più. Abbiamo proposto idee e contrattato. Insieme alle altre Organizzazioni sindacali del settore abbiamo incentivato le assunzioni a tempo indeterminato istituendo anche il Fondo per la nuova Occupazione (entro settembre saremo già a 8500 posti di lavoro), abbiamo istituito e migliorato la Long Term Care per la categoria, abbiamo contratto le polizze sanitarie negli Istituti di credito, difeso il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, introdotto per i giovani di molte aziende la possibilità concreta di crearsi un’integrazione pensionistica seria e qualificata. Abbiamo fatto tutto questo e molto altro. Nel prossimo rinnovo contrattuale dovremo ricordarci che tutte queste conquiste valgono ancora di più nel contesto incerto in cui versa il paese e il nostro futuro. Dovremo ricordaci che tutti questi diritti non sono scontanti e non sono caduti dal cielo, ma sono il risultato di anni di lotte e impegno. Dovremo ricordarci che la modernità dei gamberi non ci interessa e che l’unica strada possibile, per noi, è quella che abbiamo davanti.
Mattia Pari 
Coordinatore F.A.B.I. Giovani
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