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LE MANI FERME SUL PRESENTE
Dobbiamo fermare le mani e bloccare quel moto frenetico di terrore, che non ci permette di ragionare.
 
La narrazione del “non c’è niente da fare”, rischia di abbattere ogni nostra capacità di ragionamento.
 
Riducendoci ad automi, pronti ad accettare il triste scivolamento verso una storia che non ci piace. La realtà disegna un percorso che ci spaventa ed è proprio per questo motivo che ci tremano le mani.
 
Non possiamo far finta che non ci sia la precarietà, che non esista il lavoro povero e la disoccupazione. Non possiamo voltarci dall’altra parte per non vedere gli oltre due milioni di Neet che si aggirano, con le mani tremanti, per il Paese. La realtà, a volte, può essere una presenza ingombrante.
 
Tanto da richiederci, con la sua imponenza, di non essere ignorata.
 
Forse, un primo passo, potrebbe essere quello di abbandonare la nostalgia per il futuro che vorremmo e cominciare ad interessarci al presente. Perché non c’è niente di prestabilito e di preordinato, se non lo vogliamo. Il futuro? Dipende da noi.
 
Penso sia questa la risposta che, come generazione, dovremmo dare alle molte domande che ci assillano tutti i giorni sul mutuo, sulla casa, sul matrimonio, sui figli e su tutte quelle cose della vita che, per noi della “generazione perduta”, sono diventate, incredibilmente, un lusso. Ci sono eventi che ci cadono sulla testa e sembrano scivolare verso di noi da chilometri di distanza. Quando ci colpiscono, fanno male. Sappiamo che, se le cose stanno così, è perché ci sono situazioni troppo lontane su cui non riusciamo ad intervenire. Questo ragionamento è molto triste e piuttosto vero. Tuttavia, se ci pensiamo bene, è anche una forma per deresponsabilizzarci, per osservare la realtà da un binocolo e pensare che tocchi sempre a qualcun altro cambiare le cose. Ma questi altri, dove sono?
 
In questi mesi, alla nostra categoria, sono tremate spesso le mani dalla paura, perché l’aggressione che ABI ha fatto al Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro è stata davvero decisa e, in molti, abbiamo pensato che saremmo rimasti senza una normativa comune per il settore. Del resto, purtroppo, in alcuni Stati Europei il CCNL è soltanto un ricordo. Invece, ci siamo incontrati negli scioperi, nelle assemblee e nelle piazze, dimostrando che i bancari sanno bene che gli altri, in realtà, siamo noi. Abbiamo valorizzato un percorso partecipativo che, ora, abbiamo la responsabilità di dover continuare a coltivare.
 
Perché per affrontare la prossima riorganizzazione del sistema bancario, dobbiamo essere tutti protagonisti del nostro presente.
 
Come organizzazione sindacale più rappresentativa del settore, oltre ad “un nuovo modello di banca al servizio dell’occupazione e del Paese”, abbiamo proposto, recentemente, una commissione per valutare gli impatti delle nuove tecnologie nel settore bancario e riqualificare i lavoratori per preservare i posti di lavoro e valorizzare le professionalità.
 
Vogliamo proporre le nostre idee (che non sono certo luddiste) ed arricchirle con la partecipazione di tutti ed in particolare, come coordinamento giovanile, abbiamo l’ambizione di coinvolgere sempre più giovani nell’attività sindacale, per cercare di gestire e non soltanto subire i cambiamenti che sono in corso.
 
Non sarà facile disegnare un futuro che ci piace, ma abbiamo le mani ben ferme sul presente e lo sguardo verso il futuro.
 

Mattia Pari 
Coordinatore F.A.B.I. Giovani
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