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«LA CONSULTA HA L’ULTIMA PAROLA:

ORA lo SBLOCCO DEGLI ARRETRATI»

Parla il giuslavorista Stefano Giubboni:

«Chi ha ancora una causa pendente con

l’Inps vedrà accolto il proprio ricorso

e otterrà il dovuto. Chi non è andato

dal giudice, invece, dovrà semplicemente

inoltrare domanda amministrativa per

avere indietro ciò che gli spetta»

D

a Rimini a Torino,

passando per Bo-

logna e Venezia. In

tutta Italia, in que-

sti ultimi due anni, le strut-

ture della Fabi hanno offerto

ai propri iscritti il patrocinio

legale gratuito per ricorrere

contro l’articolo del decreto

Salva Italia che prevedeva il

blocco dell’adeguamento al

costo della vita delle pensio-

ni da 1.500 euro in su. Cause

vinte perlopiù, poche perse

e alcune ancora in attesa di

giudizio. Ma la sentenza del-

la Corte Costituzionale, come

sottolinea Stefano Giubboni,

professore di Diritto del La-

voro all’Università di Perugia

e avvocato giuslavorista, è de-

stinata a sparigliare le carte e

a fare chiarezza sulle norme

da applicare.

Avvocato Giubboni, che impat-

ti avrà questo pronunciamento

della Corte Costituzionale sulle

cause ancora in corso?

Il giudice dovrà prendere atto

dell’illegittimità del provve-

dimento che bloccava la pe-

requazione delle pensioni e,

quindi, accogliere la domanda

dei ricorrenti, applicando la

regola generale. La sentenza

avrà effetti retroattivi e ai la-

voratori saranno riconosciuti

gli arretrati dei mancati ade-

guamenti pensionistici.

Che cosa succede, invece, a co-

loro che non hanno presentato

ricorso?

Dovranno

semplicemente

inoltrare domanda ammini-

strativa all’Inps per farsi cor-

rispondere la piena perequa-

zione degli anni passati.

E per quei pochi che hanno

perso la causa?

Qui la situazione è un po’ più

complicata. Se la sentenza

non è passata in giudicato, i

lavoratori dovrebbero ricorre-

re in secondo o terzo grado di

giudizio, appellandosi al ver-

detto della Corte Costituzio-

nale, per vedere riconosciuti

i propri diritti. Nel caso non

dovessero fare ricorso, l’Inps

potrebbe, infatti, negare loro

il riconoscimento degli arre-

trati, perché c’è una sentenza

Sconsiglio di fare

ulteriori ricorsi

alla luce dei

riconoscimenti

parziali pervisti

dal nuovo decreto

www.fabi.it

Stefano Giubboni

di primo grado che va nella di-

rezione opposta a quanto sta-

bilito dalla Consulta. Sembra

paradossale, ma è così.

I pensionati che col nuovo de-

creto del Governo si sono visti

riconoscere solo parzialmente

gli arretrati potrebbero fare

nuovamente ricorso?

In teoria sì, ma lo sconsiglio. È

probabile, infatti, che il decre-

to governativo ottenga la con-

valida della Consulta e a quel

punto sarebbe inutile ricorre-

re. Il criterio della proporzio-

nalità della restituzione degli

importi mancanti sarebbe,

infatti, assolutamente legitti-

mato.

(Fla.Gam.)

INTANTO IL GOVERNO CI METTE UNA TOPPA

Riconoscimento degli arretrati pensionistici

ma solo parziale, proporzionale alla fascia

di reddito. Questa, in estrema sintesi, la ma-

novra del Governo per mettere una toppa

alla mancata indicizzazione delle pensioni.

Secondo quanto previsto dal nuovo decreto,

i pensionati con reddito tra i 1.500 e i 2.000

euro lordi recupereranno il 25% di quanto

perso, con un bonus da 754 euro che sarà ac-

creditato dal primo agosto (altri 28 saranno

spalmati sul resto del 2015). La restituzione

sarà ancora minore per le fasce di reddito più

alte: 465 euro per chi percepisce tra i 2.000

e i 2.500 euro lordi di assegno pensionistico,

e 278 euro per chi ha pensioni tra i 2.500 e

i 3.000 euro. Restano a bocca asciutta, inve-

ce, i pensionati con redditi oltre i 3mila euro.

Il recupero sarà minimo anche per il futuro.

Dal 2016 l’importo delle pensioni superiori

a tre volte il minimo (1.500-2.000 euro al

mese, tra i 18.000 euro e i 24.000 euro l’an-

no senza considerare la tredicesima) saranno

incrementate di 180 euro l’anno recuperan-

do quindi circa l’1% (a fronte di tassi di in-

flazione del 3% nel 2012 e 1,2% nel 2013).

I redditi tra i 2.000 e i 2.500 euro al mese

saranno incrementati di 99 euro l’anno (circa

8 euro al mese). Per le pensioni tra le cinque

e le sei volte il minimo l’incremento annuale

sarà di 60 euro e questo significherà che su

30.000 euro l’anno di pensione si avrà una

rivalutazione dello 0,2%. La platea di coloro

che riceveranno gli aumenti, ha spiegato il

premier Matteo Renzi, è pari a 3,7 milioni di

persone.

(fla.gam.)

Il nuovo decreto prevede il riconoscimento solo parziale

degli arretrati pensionistici e proporzionale alle fasce di

reddito. Chi ha una pensione da 1.500-2.000 euro riavrà indietro

il 25% di ciò che gli spetta e via a scalare per chi percepisce

assegni più alti. Recupero minimo anche per il futuro