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ANNO 1 NUMERO sei

- ottobre 2015

Fabi

n

ews

U n a s c e l t a d i l i b e r t à e a u t o n o m i a

«Fusioni, no a bagni di sangue

per i lavoratori del settore»

Il leader della Fabi Sileoni interviene all’assemblea di Ubi: «Non accetteremo la perdita di posti di lavoro

e deroghe al contratto. Sì a rappresentanti dei dipendenti nei consigli»

www.fabi.it

Svizzera e Olanda, e la costitu-

zione di appositi comitati rap-

presentativi dei territori e dei

soci azionisti, affinché il grup-

po mantenga il suo legame con

il tessuto locale». Il leader della

Fabi ha poi sottolineato la sua

ferma contrarietà a una even-

tuale esternalizzazione della Ubi

Sistemi e servizi.

Il discorso, infine, ha toccato

anche temi più ampi, non cir-

coscritti solo al gruppo Ubi, ma

riguardanti il sistema banca-

rio in generale. «Serve una bad

federazione

|

autonoma

|

bancari

|

italiani

«N

on tollerere-

mo fusioni

che compor-

tino un ba-

gno di sangue in tema di esuberi

e di perdita dei posti di lavoro e

non accetteremo alcuna deroga

al contratto nazionale di cate-

goria, che è costato ai lavoratori

due giornate di sciopero e che ha

portato 50mila bancari in piaz-

za».

Questo il messaggio lanciato da

Lando Maria Sileoni, Segreta-

rio generale della Fabi, nel suo

intervento in qualità di dipen-

dente-socio durante l’assemblea

di Ubi Banca, che si è svolta a

Brescia lo scorso 10 ottobre con

all’ordine del giorno la trasfor-

mazione della banca in Spa e la

modifica dello Statuto. Sileoni

ha poi ribadito che il sindacato

non condivide il progetto di con-

versione in società per azioni

dell’istituto, principalmente per-

ché così «si distrugge un model-

lo di democrazia economica in

cui i soci, dipendenti e non, ogni

3 anni possono scegliere il pro-

prio management e giudicarlo,

e anche perché il modello popo-

lare ha sempre sostenuto le eco-

nomie locali». Per dimostrarlo

Sileoni ha illustrato numeri in

base ai quali «le banche popo-

lari, nell’erogazione del credito,

sono passate dal 22% del 2008

al 25,5% di oggi, percentuali in

netta controtendenza rispetto

alle Spa».

LE PROPOSTE.

Durante il suo in-

tervento Sileoni ha poi lanciato

una proposta: «Chiediamo una

presenza dei rappresentanti dei

lavoratori all’interno dei con-

sigli dell’istituto, come avviene

in Germania, Francia, Austria,

bank per ripulire i bilanci dalle

sofferenze bancarie e far ri-

partire il credito alle famiglie e

alle imprese, senza incidere sui

livelli occupazionali», ha scan-

dito. Proprio a questo riguardo

il leader della Fabi ha ribadito

l’urgenza di un «nuovo modello

di banca che recuperi le attività

di consulenza e crei nuove pro-

fessioni e attività», per centrare

così due obiettivi: il manteni-

mento dei livelli occupazionali e

l’aumento di ricavi.

(Flavia Gamberale)