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ANNO 1 NUMERO sette

- novembre 2015

Fabi

n

ews

U n a s c e l t a d i l i b e r t à e a u t o n o m i a

Decreto salva banche, l’altolà

di Sileoni: «Ora basta sacrifici

per i lavoratori»

All’indomani del salvataggio di Banca Marche, Banca Etruria, Cariferrara e Carichieti, il leader della Fabi

avverte: «Non accetteremo deroghe al contratto nazionale. I lavoratori hanno già pagato il conto delle

ristrutturazioni e oltre il 70% di loro possedeva azioni e obbligazioni subordinate degli istituti»

www.fabi.it

momento dei commissariamen-

ti a oggi Banca Marche, Banca

Etruria, Cariferrara e Carichieti,

hanno prepensionato comples-

sivamente più di mille lavorato-

ri, oltre ad aver attuato pesanti

misure di contenimento del co-

sto del lavoro: dalle giornate di

solidarietà al taglio della con-

trattazione integrativa.

Il conto salato delle ristruttura-

zioni, insomma, è già stato am-

federazione

|

autonoma

|

bancari

|

italiani

A

ll’indomani del salva-

taggio di Banca Mar-

che, Banca Etruria,

Cariferrara e Cari-

chieti, il leader della Fabi, Lando

Maria Sileoni, mette le cose in

chiaro e si rivolge direttamente

ai nuovi amministratori delegati

dei quattro istituti in crisi, desi-

gnati dalla Banca d’Italia. «Chie-

diamo di non imporre ulteriori

sacrifici ai dipendenti e che le

banche in questione non venga-

no utilizzate come dei “laborato-

ri” in cui sperimentare forme di

deroghe al contratto nazionale,

che noi non accetteremo e con-

trasteremo con tutti i mezzi –

scandisce Sileoni - Ricordiamo,

infatti, che i lavoratori si stan-

no già facendo carico da tempo

del risanamento degli istituti

con le giornate di solidarietà e

i prepensionamenti, negoziati

su base volontaria e incentivata

grazie agli accordi con i sinda-

cati aziendali». «Auspichiamo

inoltre – prosegue Sileoni - l’in-

tervento della magistratura per

garantire la necessaria chiarez-

za sulle gestioni passate delle

quattro banche e siamo con-

vinti che la stessa Bankitalia

e i suoi commissari agiranno

con la massima trasparenza e

nell’interesse collettivo per se-

gnalare alle autorità giudiziarie

eventuali illeciti commessi».

Il monito di Sileoni, del resto,

è giustificato dai numeri: dal

piamente pagato dai dipendenti,

molti dei quali hanno subito un

ulteriore danno come risparmia-

tori: quello di vedersi azzerato il

valore delle azioni e delle obbli-

gazioni subordinate sottoscritte.

«Oltre il 70% dei dipendenti di

Banca Marche, Banca Etruria e

Cariferrara avevano investito i

loro risparmi in azioni e/o ob-

bligazioni delle banche stesse.

Questo la dice lunga rispetto alle

accuse, assolutamente infonda-

te, che da alcuni ambienti sono

state indirizzate loro», tuona

Sileoni, sottolineando come in

questa vicenda i dipendenti si-

ano le vittime e non i complici.

A questo proposto, conclude, «è

opportuno ricordare che i dipen-

denti non hanno mai percepito

premi incentivanti a fronte del

collocamento di tali prodotti e

sono anch’essi vittime che stan-

no già ampiamente pagando in

termini di sacrifici economici e

morali».

(Flavia Gamberale)

basta sacrifici per i lavoratori