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FUSIONE BANCO-BPM,

OCCHI PUNTATI

SUL PIANO INDUSTRIALE

I Ceo rassicurano i sindacati: nessun licenziamento e nemmeno

vendita di asset, le uscite saranno gestite con il Fondo di solidarietà.

Sileoni ribatte: «Non siamo prevenuti, ma vogliamo leggere il piano

industriale. Alla prima uscita obbligatoria scenderemo in piazza»

«N

on ci sarà al-

cun problema

per i dipen-

denti, non ci

sarà alcun licenziamento: usci-

rà solo chi vorrà partecipare

ai fondi di solidarietà». All’in-

domani dell’ok alla fusione tra

Banco Popolare e Bpm, l’a.d.

dell’istituto veronese Pier Fran-

cesco Saviotti ha subito volu-

to calmare le acque, mettendo

fine al “toto esuberi” che si era

scatenato con l’ufficializzazione

dell’operazione. Secondo indi-

screzioni, le eccedenze di per-

sonale di quello che si candida

a diventare il terzo gruppo ban-

cario del Paese non dovrebbero

superare il migliaio e quel che

appare al momento confermato

è che saranno gestite in maniera

morbida, con uscite volontarie

e incentivate. Saviotti e il consi-

gliere delegato di Bpm, Giusep-

pe Castagna, hanno poi escluso

la vendita degli asset dei due

gruppi e le relative esternalizza-

zioni. La Fabi di Bpm ha chiesto

dettagliate garanzie anche in

materia di mobilità del persona-

le, tenuta del welfare e manteni-

mento della partecipazione agli

utili dei dipendenti, ricevendo

una serie di rassicurazioni. Ma

per esprimere un giudizio finale

sulla fusione il leader della Fabi,

Lando Maria Sileoni, aspetta di

leggere le carte del piano indu-

striale che, secondo la tabella di

marcia, dovrà essere presentato

entro aprile. «Fino a oggi le or-

ganizzazioni sindacali del credi-

to hanno gestito gli esuberi e le

eccedenze di personale all’inter-

no dei piani industriali attraver-

so prepensionamenti volontari,

in cambio di stabilizzazioni di

Ce lo chiedono i lavoratori del-

la stessa Bpm e le associazioni

dello storico gruppo bancario

milanese», ha precisato il le-

ader della Fabi. Alla domanda

ha risposto a stretto giro di

posta Castagna, senza tuttavia

sbilanciarsi: «Con Ubi abbia-

mo discusso, ma senza trovare

l’equilibrio che cercavamo», ha

spiegato. La Fabi, intanto, forte

anche del monito espresso dal

presidente del Consiglio Mat-

teo Renzi a favore «dei lavo-

ratori bancari e contro i licen-

ziamenti di massa», ha parlato

chiaro: «Alla prima uscita ob-

bligatoria scenderemo in piaz-

za bloccando il settore con gli

scioperi». Un avvertimento per

tutti coloro che cercheranno di

speculare sulla fusioni. ».

(f.g.)

giovani o di nuove assunzione

nel rapporto di uno a quattro -

ha ricordato Sileoni - Rispetto

alla fusione tra Bpm e Banco

Popolare, sulla quale daremo

un giudizio definitivo solo una

volta conosciuto il piano indu-

striale, noi della Fabi non ab-

biamo posizioni preconcette

- ha proseguito - Pretendiamo

però di sapere ufficialmente

quali sono stati i motivi che

hanno portato al fallimento

delle trattative tra Bpm e Ubi.

BPM, PASSA LA LINEA DELLA FABI: SALVA L’AUTONOMIA

Ci è voluto un lungo braccio di ferro con i tecnici

della Bce e con la severissima presidente della Vigi-

lanza unica Daniele Nouy, ma alla fine è passata la

linea della Fabi: la Bpm manterrà la sua autonomia

per tre anni e avrà la propria licenza bancaria, mu-

tuata dalla Popolare di Mantova. Una condizione

che il leader del sindacato, Lando Maria Sileoni,

aveva posto come imprescindibile per il buon esito

della fusione con il Banco Popolare. Aggregazione

che entro il prossimo novembre dovrà essere ap-

provata dalle rispettive assemblee dei due gruppi.

La Fabi, quindi, porta a casa un importante risulta-

to: la Banca Popolare di Milano conserverà per tre

anni la sua struttura di governance.

Il prossimo 30 aprile, intanto, i soci per l’ultima volta

saranno chiamati in assemblea a rinnovare il Consi-

glio di Sorveglianza con voto capitario, quindi con il

coinvolgimento dei dipendenti. I sindacati, coordinati

da Sileoni, si presenteranno all’appuntamento uniti in

un’unica lista, con l’associazione dei pensionati. Can-

didato alla presidenza è Nicola Rossi, economista e già

presidente dell’Istituto Bruno Leoni; alla vice presiden-

za saranno confermati Mauro Paoloni e Marcello Prio-

ri. E l’elezione non rappresenterà un canto del cigno,

poiché un management espressione dei lavoratori sarà

d’aiuto nella fusione col Banco, per ottenere garan-

zie dal punto di vista occupazionale e per difendere

il “modello popolare” a vantaggio di tutti dipendenti.

La Popolare di Milano manterrà per tre anni la sua struttura di governance:

una garanzia per i lavoratori in vista della fusione. Intanto i sindacati presentano

una lista unitaria, con i pensionati, per il rinnovo del Consiglio di Sorveglianza