My Generation N° 4 Anno 2016
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a cura di

Giovanni Corsaro

Esecutivo Nazionale FABI Giovani

THE 33

C’

è una regola non scritta dalla

quale ogni lavoratore non do-

vrebbe mai prescindere: nel mo-

mento in cui esce da casa per anda-

re a compiere il proprio dovere quo-

tidiano deve essere messo nella

condizione di potere ritornarvi a fi-

ne giornata. L’annoso tema di cui

tratteremo riguarda la sicurezza sui

luoghi di lavoro, problema purtrop-

po ancora presente su tutti i tavoli

di trattativa in ogni settore. La cro-

naca ci racconta quotidianamente

fatti drammatici, con incidenti

spessomortali, e il cinema - da sem-

pre - presenta lavori che aiutano a

sensibilizzare l’opinione pubblica

rispetto al problema. Un buon

esempio è la pellicola

“The 33”

(2015, USA/Chile - 127’) della regi-

sta Patricia Riggen. Tratta da una

storia vera, racconta l’epopea vissu-

ta da 33minatori cileni nel 2010 in-

trappolati per 69 giorni a 700metri

di profondità dopo il crollo della

miniera di San José, nel deserto di

Atacama, nella quale stavano lavo-

rando. L’evento, che in molti sicu-

ramente ricorderanno, fu al centro

di un grande interesse dei media di

tutto il mondo e rappresentò una

provamolto ardua per il governo ci-

Cinema

inema

C

FILM

DA

NON

PERDERE

ispano-americano Hector Tobar,

già vincitore del premio Pulitzer nel

1993. Notevole la colonna sonora.

La prima parte del film si concentra

sul racconto dei fatti che portarono

all’incidente, con una rassegna di

situazioni tipiche di eventi disgra-

ziati come quello narrato. Vediamo

in maniera impietosa tutte le negli-

genze del datore di lavoro in mate-

ria di sicurezza, le reticenze di fron-

te alle rimostranze del rappresen-

tante dei lavoratori e, in definitiva,

l’assoluta mancanza di rispetto per

la condizione dei lavoratori. Nella

seconda parte la riflessione si spo-

sta sulla leadership, con delle scene

che sono da antologia e potrebbero

essere citate in qualunque corso di

formazione manageriale. Il buon

Mario si trova, suo malgrado, a do-

vere razionare il cibo presente nel

rifugio di sicurezza per consentire

a tutti di riuscire a sopravvivere.

Bella e appassionata la scena nella

quale parla del proprio ruolo, che

non si è scelto, ma gli è stato quasi

“imposto” dai compagni che evi-

dentemente ne riconoscevano il va-

lore: “Questa (la chiave della cas-

setta dei viveri) non l’ho presa io,

me l’avete data voi!” memorabile.

Il film non ha avuto un grande suc-

cesso di pubblico; in Italia ha avuto

pochissimi passaggi nelle sale, ma

si trova comunque facilmente nei

circuiti home-video. Migliore il giu-

dizio della critica specializzata, la

pellicola è stata presentata al recen-

te “London Labour Film Festival”.

In definitiva, un film gradevole da

vedere, ben confezionato, che ci in-

vita a non mollare mai anche nelle

situazioni più difficili.

n

21

Settembre

/

Ottobre 2016

leno, che si trovò fin da subito a do-

vere fronteggiare una sfida senza

precedenti. Il cast è di ottimo livello

con – tra gli altri – Antonio Bande-

ras nel ruolo di Mario Sepulveda,

l’uomo che in quella situazione

drammatica riuscì a non perdere il

controllo e a guidare i suoi compa-

gni fino alla salvezza e Juliette Bi-

noche nel ruolo di Maria Segovia,

sorella di uno dei minatori intrap-

polati, che trasmette con buona in-

tensità la condizione che si trovaro-

no a vivere i familiari all’esterno del

sito di fronte alla gravità del mo-

mento. Notevole anche la prova di

Gabriel Byrne nel ruolo di Andre

Sougarre, l’esperto chiamato a diri-

gere le operazioni. Le due ore del

film scorrono via veloci e con un

buon ritmo. L’attenzione non cala

quasi mai, nonostante si sappia fin

da subito “come andrà a finire”, me-

rito di una sapiente sceneggiatura,

basata sul libro

“La montagna del

tuono e del dolore”

del giornalista