My Generation N° 5 Anno 2016
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incondizionatamente riti e abitudini, che dalla seconda

metà dell’Ottocento s’innamorò di questo ex villaggio

di pescatori, che oggi ha circa 11 mila residenti. Per chi

proviene da Saint-Malo, il suggerimento è di raggiun-

gere la città via mare: nelle belle giornate, i dieci minuti

di battello tra la Rance e l’oceano, sono un piacere sup-

plementare. Una volta approdati, poi, ci si accorge su-

bito, che tutto o quasi, parla la lingua di Shakespeare

e che è stata nel passato passerella di teste coronate e

aristocratici, celebrità e artisti: dall’archeologo e agente

segreto Lawrence d’Arabia, allo statista Wilson Chur-

chill, a Paul Signac e Picasso. Non è difficile farsi se-

durre dal paesaggio di Dinard. Un anfiteatro naturale,

che protegge alcune tra le spiagge più belle di Francia.

Prima di tutte l’écluse, paradiso dei surfisti: 700 metri

di spiaggia fine, tende bianche e blu che evocano il tu-

rismo di inizio Novecento e

una targa per festeggiare il

centenario dell’arrivo dei pri-

mi cittadini del Regno Unito

(1836-1936). Alle spalle della

spiaggia sorgono il casinò, gli

hotel e la rue Yves Verney, do-

ve si da appuntamento la gio-

ventù locale, presente preva-

lentemente in estate. Ricca,

mondana, ma vecchiotta è al

tempo stesso città aperta e

cosmopolita, che accoglie be-

ne gli stranieri e non può es-

sere certo tacciata di snobi-

smo. Inoltre, Dinard vanta un

record importante: è stata una

delle prime in Francia a met-

tere sotto tutela il patrimonio

architettonico, salvando oltre quattrocento ville Art

Decò. E per immergersi totalmente nelle atmosfere in-

glesi, la cappella di Saint Batholomew, prima chiesa

anglicana dell’Ovest della Francia, rappresenta un an-

golo di Inghilterra sospesa fra spazio e tempo. All’in-

terno vi si possono ammirare tra le altre, un prezioso

organo dipinto e l’immancabile angolo del tè. Ma il

consiglio è assistere ad una delle funzioni domenicale.

L’effetto straniante sarà assicurato.

n

iaggi

V

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Viaggi

ree. È a quest’ora che la cittadina dischiude i panorami

migliori e mostra la sua realtà, sintetizzata dal motto

della gente di qui: “Non sono né francese né bretone,

bensì malouin”. Essere

maluino

significa essere molto

attaccati alle proprie radici e la vocazione indipenden-

tista è ancor oggi molto sentita dai pochi superstiti de-

gli antichi corsari e dei vecchi clan che ancor oggi cu-

stodiscono la memoria del luogo. Visto da Saint-Malo,

dunque, il passo dalla Francia alla Nouvelle France è

breve, nonostante ci sia un oceano di mezzo. E allora

vale la pena di recarsi sul bastion de la Hollande per

rendere omaggio alla statua del navigatore. Da que-

st’angolo lo scorcio sulla baia è sorprendente. E quan-

do la marea è bassa è possibile raggiungere a piedi la

spiaggia di Dinard, dove è custodita la tomba di una

locale gloria del Romanticismo francesce, il politico

scrittore François René de Chateaubriand. Grazie alla

posizione strategica sulla Manica, la “Venezia senza

Dogi” (come la chiamano alcuni abitanti del luogo) è

stata sempre al centro di lotte e conflitti , soprattutto

tra il Sette e l’Ottocento, con gli inglesi, che considera-

vano la città abitata dai corsari, un “nido di vespe”.

Dinard, la sofisticata, ha una storia quasi da fiaba. È

chiamata la “piccola Nizza del Nord” e deve la propria

fama alla buona società britannica, di cui ha sposato