My Generation N. 4 Anno 2017
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a cura di

Giovanni Corsaro

Esecutivo Nazionale FABI Giovani

IN BICI SENZA SELLA

“E

ssere giovani vuol dire te-

nere aperto l’oblò della

speranza, anche quando il

mare è cattivo e il cielo si è stancato

di essere azzurro”.

Non sappiamo se Bob Dylan pen-

sasse alla situazione economica at-

tuale, quando pronunciò questa

frase, ma senza dubbio fu davvero

profetico. In ogni caso l’immagine

dell’oblò aperto in mezzo alla tem-

pesta rende perfettamente l’idea di

quello che la nostra generazione

sta attraversando. Un variopinto

affresco di questa situazione è rap-

presentato molto bene nell’origi-

nale “In bici senza sella” (ITA 120’

- 2016) pellicola corale firmata da

sette giovani registi esordienti, che

affronta il tema spinoso del rap-

porto a dir poco “problematico” tra

i giovani e il lavoro.

Il film, a cavallo tra la commedia

pura e la denuncia sociale, si svi-

luppa attraverso sei episodi “a te-

ma”, molto diversi tra di loro an-

che nel linguaggio propriamente

cinematografico, ma tutti legati da

un unico

fil-rouge

: la battaglia

quotidiana che molti giovani in-

gaggiano con il mondo per trovare

un posto che possa dare loro la

tranquillità, la stabilità e, in defi-

nitiva, la dignità.

Tra alti e bassi abbiamo trovato al-

cune cose abbastanza interessanti:

bello l’episodio “il parassita” nel

quale il protagonista recita con la

sola mimica facciale senza pronun-

ciare una sola parola, ma anche

“Curriculum-Vitae” nel quale un

giovane laureato iper-qualificato

affronta le difficoltà nel trovare un

impiego proprio a causa del suo

curriculum (“ma quanti master

dobbiamo fare prima di iniziare a

lavorare!”). Il lavoro risulta inte-

ressante, ma ho avuto la sensazio-

ne, per la fretta di produrre un la-

voro di “denuncia”, ci si sia un un

Cinema

inema

C

FILM

DA

NON

PERDERE

po’ dimenticati di curare maggior-

mente l’aspetto “artistico” della

produzione. Per carità, dal punto

di vista tecnico, il tutto è confezio-

nato molto bene: bella la fotogra-

fia, il montaggio ed anche la colon-

na sonora, carine le molte citazioni

sparse qui e là (da

Indiana Jones

ai

Guerrieri della notte

passando

per Checco Zalone). Resta, comun-

que, l’impressione di un lavoro un

po’ troppo manierista e senza un

respiro più ampio che, francamen-

te, con un piccolo sforzo in più,

avrebbe potuto rendere la pellicola

una pietra miliare del genere. È in-

teressante notare – in linea con la

tendenza del momento – come il

film sia stato finanziato grazie ad

un progetto di crowdfunding sulla

piattaforma internazionale Indie-

gogo.com,

sistema di micro finan-

ziamento che sta rivoluzionando la

modalità di gestione finanziaria di

progetti di ogni tipo. La pellicola è

stata premiata come miglior lun-

gometraggio allo scorso “Toronto

Independent Film Festival” ed ha

avuto critiche lusinghiere dal

Guardian e dal Financial Times.

Curioso il sostegno di un attore del

calibro di Colin Firth, che ha con-

tribuito alla promozione del film.

Da vedere in ogni caso, per il modo

in cui gli autori non si abbandona-

no al pessimismo, ma – con un sa-

piente utilizzo dell’humour e del

non-sense

– riescono ad ottenere

un risultato divertente, grottesco,

ed in definitiva efficace. Ci sarem-

mo aspettati un episodio incentra-

to sul mondo sindacale, magari po-

trebbe essere un’idea da sviluppare

per un eventuale sequel.

n

19

Settembre

/

Ottobre 2017