Avviate le procedure di legge per proclamare lo sciopero dei dipendenti. L'azienda si rifiuta di erogare il premio aziendale e chiede prima un confronto sul piano industriale. La FABI sul piede di guerra. "VAP non pu ò essere oggetto di ricatto"
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UNICREDIT PRONTA ALLO SCIOPERO

Avviate le procedure di legge per proclamare lo sciopero dei dipendenti. L’azienda si rifiuta di erogare il premio aziendale e chiede prima un confronto sul piano industriale. La FABI sul piede di guerra. “VAP non pu ò essere oggetto di ricatto”
UNICREDIT PRONTA ALLO SCIOPERO

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Dopo Intesa Sanpaolo e Il Gruppo Montepaschi di Siena, anche Unicredit è pronta alla mobilitazione. Al termine del duro confronto che si è svolto ieri a Milano tra le organizzazioni sindacali, FABI in testa, e il management sul nuovo piano industriale e sul premio aziendale 2011, i rappresentanti dei lavoratori hanno deciso di avviare le procedure di legge per indire lo sciopero.
La rottura si è consumata in particolare sull’argomento VAP 2011. L’azienda, infatti, si è detta disponibile a discutere del premio aziendale solo in seconda battuta, dopo aver avviato la trattativa sul nuovo piano industriale, che è partita il 26 giugno e che è dunque ancora in fase iniziale.
Un prezzo troppo caro e ingiusto da pagare per i dipendenti, i quali vogliono veder adeguatamente remunerato il proprio impegno.
Per questo è stato deciso unitariamente di attuare le procedure per lo sciopero.
“Il metodo dell’aut aut utilizzato dall’azienda è assolutamente inaccettabile”, dichiara il Coordinatore FABI di Unicredit, Angelo Di Cristo.
“Il premio aziendale è un diritto non negoziabile e non pu ò essere oggetto di ricatto da parte dell’azienda. Unicredit non pu ò agitare lo spettro della crisi per giustificarne la mancata erogazione del premio di produttività ai lavoratori. Tanto più che quest’anno sono stati spesi circa 100 milioni di euro per il così detto sistema incentivante, ossia i premi che la banca concede a titolo discrezionale”.
“Se non rimuoviamo le vecchie logiche di potere creditizio e di gestione discrezionale delle risorse, il sistema è destinato a diventare insostenibile”, sintetizza Mauro Morelli, Segretario nazionale della FABI, “Sono inutili le lacrime di coccodrillo sull’eccessivo costo del personale lamentato dai banchieri quando più del 30% delle risorse complessive vengono gestite e distribuite in modo unilaterale dall’aziende senza regole chiare e mai in modo equo o condiviso. Le sofferenze, causate da una gestione del credito da sempre contestata dal sindacato, non possono rappresentare una valida scusa per penalizzare i lavoratori”, conclude Morelli.
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