DOVALUE, I SINDACATI SCRIVONO ALL’AZIENDA E ABBANDONANO IL TAVOLO

La Fabi e le altre sigle sindacali preannunciano la chiusura sul confronto per il piano industriale. Lettera all’amministratore delegato: «Nessun dialogo senza inversione di marcia nelle relazioni industriali». Leggi il comunicato stampa unitario

DOVALUE, I SINDACATI SCRIVONO ALL’AZIENDA E ABBANDONANO IL TAVOLO

La Fabi e le altre sigle sindacali preannunciano la chiusura sul confronto per il piano industriale. Lettera all’amministratore delegato: «Nessun dialogo senza inversione di marcia nelle relazioni industriali». Leggi il comunicato stampa unitario

 

 

DOVALUE: SINDACATI SCRIVONO ALL’AZIENDA E ABBANDONANO TAVOLO
LE SEGRETERIE DI TUTTE LE SIGLE PREANNUNCIANO LA CHIUSURA SUL CONFRONTO PER IL PIANO INDUSTRIALE. LETTERA ALL’AMMINISTRATORE DELEGATO: «NESSUN DIALOGO SENZA INVERSIONE DI MARCIA NELLE RELAZIONI INDUSTRIALI»

Roma, 4 luglio 2019. «Nel riconfermarle la nostra volontà di riprendere i rapporti sindacali non appena vedremo una decisa inversione di marcia nelle relazioni industriali, non possiamo che rassegnarle che non parteciperemo al confronto previsto dalla procedura aperta in quanto, al momento, non ne sussistono le condizioni». È quanto scrivono le segreterie nazionali di Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin in una lettera inviata all’amministratore delegato di doValue (ex doBank), Andrea Mangoni, nella quale annunciano la chiusura sul confronto, relativo al piano industriale, annunciato lo scorso 1 luglio con una comunicazione inviata a tutte le organizzazioni sindacali. DoValue ha annunciato l’intenzione di ridurre l’organico di 160 unità sul totale di 1.250 dipendenti con la contestuale chiusura di 7 sedi su 16 (Brescia, Firenze, Lecce, Messina, Padova, Perugia, Reggio Calabria), che comporterebbe spostamenti quotidiani delle lavoratrici da 80 a 300 chilometri.

Nella lettera, Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin puntano il dito contro «l’atteggiamento di chiusura dell’azienda rispetto le tematiche oggetto di confronto relativamente alle ricadute del piano industriale 2018–2020» e ricordano lo sciopero del 28 giugno a cui ha aderito l’85% dei dipendenti del gruppo con presidi a Roma, Milano, Verona, Palermo e Messina. «La chiusura dell’azienda non ha consentito di trovare l’opportuna sintesi al tavolo negoziale né tantomeno in sede Abi durante il tentativo di conciliazione. Abbiamo più volte denunciato come la totale mancanza di relazioni industriali, rispettose del ruolo delle organizzazioni sindacali, non consentisse di avere confronti costruttivi nell’interesse dell’azienda stessa e dei lavoratori che rappresentiamo. Rileviamo tuttavia come questo atteggiamento continui a caratterizzare la gestione dei processi di riorganizzazione da parte aziendale e come la volontà di coinvolgere il sindacato si limiti solo all’attivazione di procedure dovute per Ccnl e per legge, senza la reale volontà di confrontarsi per trovare soluzioni condivise».

Secondo i sindacati «la gestione delle eccedenze, la chiusura delle filiali, la mancata conferma dei lavoratori a tempo determinato, il continuo tentativo di eludere le disposizioni contrattuali continuano a generare tensioni non più tollerabili tra i lavoratori. Tensioni, i cui effetti dovrebbero starle molto a cuore dato che si parla dei lavoratori della sua azienda che con il loro impegno e professionalità consentono a questa azienda di raggiungere i risultati da Lei tanto sbandierati alla comunità finanziaria e dai quali derivano la remunerazione agli azionisti nonché, ci permetta, i suoi ben noti compensi. Questa situazione è stata peraltro oggetto di denuncia in Abi in occasione del primo incontro per il rinnovo del contratto nazionale, proprio perché questo atteggiamento risulta unico nel settore e deleterio per il settore stesso, con particolare riferimento al mondo degli Npl e degli UTP che rivestono particolare importanza in questo momento e, pertanto, particolarmente attenzionati da tutti».

 

 

Dovalue: sindacati scrivono ad aziende e abbandonano tavolo Atteggiamento chiusura su ricadute piano industriale (ANSA)

– ROMA, 4 LUG – I sindacati abbandonano il tavolo sul piano industriale di Dovalue (ex doBank) e scrivono all’azienda. “Nel riconfermarle la nostra volonta’ di riprendere i rapporti sindacali non appena vedremo una decisa inversione di marcia nelle relazioni industriali – si legge nella missiva delle segreterie nazionali di Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin all’amministratore delegato di doValue Andrea Mangoni – non possiamo che rassegnarle che non parteciperemo al confronto previsto dalla procedura aperta in quanto, al momento, non ne sussistono le condizioni”. DoValue, ricordano i sindacati, ha annunciato l’intenzione di ridurre l’organico di 160 unita’ sul totale di 1.250 dipendenti con la contestuale chiusura di 7 sedi su 16 (Brescia, Firenze, Lecce, Messina, Padova, Perugia, Reggio Calabria), che comporterebbe spostamenti quotidiani delle lavoratrici da 80 a 300 chilometri. Nella lettera, Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin puntano il dito contro “l’atteggiamento di chiusura dell’azienda rispetto le tematiche oggetto di confronto relativamente alle ricadute del piano industriale 2018-2020 e ricordano lo sciopero del 28 giugno a cui ha aderito l’85% dei dipendenti del gruppo con presidi a Roma, Milano, Verona, Palermo e Messina”.(ANSA).

Dovalue, sindacati abbandonano tavolo confronto piano industriale

Milano, 4 lug. (LaPresse) – “Nel riconfermarle la nostra volontà di riprendere i rapporti sindacali non appena vedremo una decisa inversione di marcia nelle relazioni industriali, non possiamo che confermarle che non parteciperemo al confronto previsto dalla procedura aperta in quanto, al momento, non ne sussistono le condizioni”. È quanto scrivono le segreterie nazionali di Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin in una lettera inviata all’amministratore delegato di doValue (ex doBank), Andrea Mangoni, nella quale annunciano la chiusura sul confronto, relativo al piano industriale, annunciato lo scorso 1 luglio con una comunicazione inviata a tutte le organizzazioni sindacali. DoValue ha annunciato l’intenzione di ridurre l’organico di 160 unità sul totale di 1.250 dipendenti con la contestuale chiusura di 7 sedi su 16 (Brescia, Firenze, Lecce, Messina, Padova, Perugia, Reggio Calabria), che comporterebbe spostamenti quotidiani delle lavoratrici da 80 a 300 chilometri.Nella lettera, Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin puntano il dito contro “l’atteggiamento di chiusura dell’azienda rispetto le tematiche oggetto di confronto relativamente alle ricadute del piano industriale 2018-2020” e ricordano lo sciopero del 28 giugno a cui ha aderito l’85% dei dipendenti del gruppo con presidi a Roma, Milano, Verona, Palermo e Messina. “La chiusura dell’azienda non ha consentito di trovare l’opportuna sintesi al tavolo negoziale né tantomeno in sede Abi durante il tentativo di conciliazione. Abbiamo più volte denunciato come la totale mancanza di relazioni industriali, rispettose del ruolo delle organizzazioni sindacali, non consentisse di avere confronti costruttivi nell’interesse dell’azienda stessa e dei lavoratori che rappresentiamo. Rileviamo tuttavia come questo atteggiamento continui a caratterizzare la gestione dei processi di riorganizzazione da parte aziendale e come la volontà di coinvolgere il sindacato si limiti solo all’attivazione di procedure dovute per Ccnl e per legge, senza la reale volontà di confrontarsi per trovare soluzioni condivise”.(segue)

Dovalue, sindacati abbandonano tavolo confronto piano industriale-2-

Milano, 4 lug. (LaPresse) – Secondo i sindacati “la gestione delle eccedenze, la chiusura delle filiali, la mancata conferma dei lavoratori a tempo determinato, il continuo tentativo di eludere le disposizioni contrattuali continuano a generare tensioni non più tollerabili tra i lavoratori. Tensioni, i cui effetti dovrebbero starle molto a cuore dato che si parla dei lavoratori della sua azienda che con il loro impegno e professionalità consentono a questa azienda di raggiungere i risultati da Lei tanto sbandierati alla comunità finanziaria e dai quali derivano la remunerazione agli azionisti nonché, ci permetta, i suoi ben noti compensi. Questa situazione è stata peraltro oggetto di denuncia in Abi in occasione del primo incontro per il rinnovo del contratto nazionale, proprio perché questo atteggiamento risulta unico nel settore e deleterio per il settore stesso, con particolare riferimento al mondo degli Npl e degli UTP che rivestono particolare importanza in questo momento e, pertanto, particolarmente attenzionati da tutti”.