LA FABI A BANCO DESIO:«NON SIAMO I NOTAI DELL’AZIENDA»

Botta e risposta tra la federazione e i vertici del gruppo bancario sulla modalità di erogazione del Vap 2020, a valere sull’esercizio 2019. Cornaglia: «Sin dalla prima delle sei giornate di incontri, abbiamo spiegato e più volte ripetuto all’azienda, sino alla definitiva rottura del 8 luglio, gli argomenti che il sindacato non poteva accettare per sottoscrivere l’accordo»

LA FABI A BANCO DESIO:«NON SIAMO I NOTAI DELL’AZIENDA»

«Suggeriamo all’azienda di scegliere come prossimo interlocutore uno o più notai, che si limitino a ratificare le decisioni del consiglio d’amministrazione senza “colpo ferire”, ma certo tale interlocutore non potrà essere la FABI ed il sindacato a cui si chieda di accettare condizioni del genere». Lo scrive la segreteria del coordinamento Fabi gruppo Banco Desio rispondendo, in un comunicato aziendale, a quanto dichiarato ieri dall’azienda, attraverso i mezzi di stampa, che la scelta di erogazione del Vap in servizi e benefit aziendali «sarà a beneficio dei lavoratori. Non ci è stato possibile capire le motivazioni che hanno portato i sindacati alla rottura della trattativa».

 

È una dura reazione quella della Fabi che ha, nuovamente, sottolineato i motivi di rottura della trattativa.

«Sin dalla prima delle sei giornate di incontri, abbiamo spiegato e più volte ripetuto all’azienda, sino alla definitiva rottura del 8 luglio, gli argomenti che il sindacato non poteva accettare per sottoscrivere l’accordo» dichiara il coordinatore Fabi gruppo Banco Desio, Francesco Cornaglia, «ma poiché sembra che “non vi sia peggior sordo di chi non vuole sentire o di chi non vuole comprendere”, ancora una volta li riepiloghiamo. Contestiamo: la mancata possibilità di scelta per i dipendenti tra erogazione in busta paga o in servizi aziendali per presunti problemi fiscali di detassazione lamentati dall’azienda; un Vap inferiore allo scorso anno di circa 22 punti percentuali; le poche e imprecise informazioni da parte dell’azienda sull’ammontare totale dell’importo accantonato del premio e infine contestiamo l’aumento della quota del sistema incentivante – che viene assegnato solo a una parte dei dipendenti – non può e non deve sommarsi al Vap».

Secondo Cornaglia altro punto di discordia è l’affermazione da parte dell’azienda che “le autorità competenti hanno invitato le banche a chiedere un importante sacrificio agli azionisti non riconoscendo loro i dividenti “ mentre «il gruppo Desio probabilmente si limiterà  a posticiparli in autunno anziché all’inizio del 2021» ha concluso il coordinatore Fabi.

Desio, 23 luglio 2020