ALLARME FABI SU MPS: SE SALTA, TERREMOTO PER BANCHE

Le dichiarazioni del segretario generale, Lando Maria Sileoni, in un lungo approfondimento di Paolo Tavella dell’agenzia LaPresse che fa il punto sul dossier Monte dei Paschi e sull’ipotesi di aggregazione con Unicredit

ALLARME FABI SU MPS: SE SALTA, TERREMOTO PER BANCHE

Le dichiarazioni del segretario generale, Lando Maria Sileoni, in un lungo approfondimento di Paolo Tavella dell'agenzia LaPresse che fa il punto sul dossier Monte dei Paschi e sull'ipotesi di aggregazione con Unicredit

 

FOCUS Mps, allarme Fabi: Se salta terremoto per banche
Ipotesi Unicredit o ‘spezzatino’ di Paolo Tavella
Roma, 4 mar. (LaPresse) – Lando Sileoni, segretario generale della Fabi, sindacato più rappresentativo del mondo bancario, non ha dubbi. E in un faccia a faccia radiofonico con il presidente dell’Abi Antonio Patuelli lo spiega senza giri di parole: “Mps è una banca che deve essere salvata, se dovesse saltare ci sarebbe un terremoto nell’intero settore bancario”.Una sorta di alert per il governo, ma anche per i principali attori bancari, Unicredit in primis, impegnati nel valutare il dossier di Siena. E l’allarme, che sottintende una vera e propria richiesta di accelerare sul piano di salvataggio, viene lanciato proprio a fronte di un valzer di rinvii, frenate e ripensamenti che rischiano di mettere a repentaglio il futuro dello storico istituto senese. Alla base dell’empasse ci sono una concomitanza di fattori, dal cambio della guardia ai vertici di Unicredit alla crisi di governo che ha fatto di nuovo scivolare la pratica Mps nei cassetti del Mef. Sileoni lascia intendere però che la scelta del precedente governo, in accordo con la Bce, di puntare su un partner di primo piano per garantire il salvataggio di Siena non può subire altri ritardi. Anche perchè a fine anno il Tesoro uscirà dal capitale della banca e prima di allora una soluzione andrà trovata. A frenare l’operazione anche un’evidente prudenza da parte di Unicredit, individuato come possibile partner per Mps. In attesa dell’insediamento di Andrea Orcel, fissata a metà aprile, sul dossier sembra essere calato il gelo. E fonti finanziarie indicano che la volontà di arrivare a una fusione, sostenuta in particolare dal neo-presidente Pier Carlo Padoan, incontra una serie di resistenze sia all’interno del Cda di Unicredit che tra le prime linee del management. In questo clima a dire l’ultima parola toccherà, ma non prima dell’insediamento di metà aprile, futuro ceo già designato Orcel che finora sulla pratica ha scelto la strada del silenzio. Il problema nascerà se Unicredit si sfilerà definitivamente, essendo indicato al momento come l’unico gruppo con le spalle sufficientemente larghe per poter intervenire. Matrimoni a tre che potrebbero coinvolgere anche Banco Bpm vengono infatti ritenuti suggestivi ma poco praticabili. A quel punto, in caso di rinuncia, in molti ritengono possibile solo la strada di un possibile ‘spezzatino’ di Mps o un’asta internazionale dagli esiti tutti da valutare. Interessati a una possibile acquisizione, fonti finanziarie indicano solo Bnp Paribas e Crédit Agricole che già sono basate in Italia. La palla torna quindi al Tesoro che oltre a una decisa ‘moral suasion’ potrebbe mettere sul piatto anche una ricca dote per chi entrasse in Mps. Per i sindacati la parola d’ordine è comunque quella di fare presto: “Un istituto importante come Mps che dà lavoro a circa 18 mila dipendenti non può essere lasciato fallire”, sottolinea Sileoni. Anche perchè un simile epilogo avrebbe ricadute sull’intero tessuto del sistema bancario nazionale. ECO NG01 taw/fct 041804 MAR 21

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