SILEONI IN DIRETTA A RADIO RAI UNO: “SE FALLISCE UNA BANCA C’È UNA CRISI SISTEMICA”

Intervistato da Giorgio Zanchini nella trasmissione Radio Anch’io, il segretario generale della Fabi ha spiegato come funziona il Fondo esuberi in relazione a un eventuale utilizzo per il Monte dei Paschi di Siena

SILEONI IN DIRETTA A RADIO RAI UNO: “SE FALLISCE UNA BANCA C’È UNA CRISI SISTEMICA”

Intervistato da Giorgio Zanchini nella trasmissione Radio Anch’io, il segretario generale della Fabi ha spiegato come funziona il Fondo esuberi in relazione a un eventuale utilizzo per il Monte dei Paschi di Siena

 

 

MPS: SILEONI, ‘ESUBERI GESTITI CON PREPENSIONAMENTI’ = Roma, 4 ago. (Adnkronos) – «Se si concluderà la trattativa per la cessione del Monte dei Paschi di Siena tra il Mef e Unicredit, il cui esito, comunque, non è affatto scontato, e quindi si arriverà a un accordo, per noi il problema principale sarà la presenza di eventuali esuberi. Noi abbiamo un ammortizzatore sociale, il Fondo esuberi, nato da un accordo sindacale sottoscritto nel 2000 con le banche”. Lo ha detto il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, intervistato durante la trasmissione Radio Anch’io in onda su Radio Rai Uno. “Siamo stati molto lungimiranti, perché il fondo ci ha permesso di gestire tutte le crisi del settore bancario evitando i licenziamenti mentre in Europa ce ne sono stati circa 360.000 a partire dal 2010. Il Fondo non è mai costato un euro allo Stato, perché è finanziato dalle banche. Il Fondo consente di prepensionare il personale degli istituti di credito con un anticipo fino a 7 anni: con questo sistema abbiamo prepensionato, su base volontaria, 70.000 lavoratrici e lavoratori, appunto senza licenziamenti. E, grazie a un altro fondo, quello per l’occupazione, abbiamo assunto 30.000 giovani. Con questo sistema, abbiamo abbassato il costo del lavoro nelle banche italiane rispetto al settore bancario europeo». «Nel caso di Montepaschi, serve un finanziamento da parte del Tesoro che ha il 64% della banca. Il Tesoro dovrà dare del denaro a Mps che girerà quei soldi al Fondo. Io non capisco tanta agitazione su questo argomento visto che, salvo qualche formalismo tecnico, è una operazione fotocopia di quella fatta a giugno 2017 in occasione del salvataggio delle due banche venete da parte di Intesa Sanpaolo: lo Stato intervenne con oltre 5 miliardi di euro», ha aggiunto Sileoni. (Sec-Mcc/Adnkronos) ISSN 2465 – 1222 03-AGO-21 16:11 NNNN

MPS: SILEONI, ‘1.250 SPORTELLI A UNICREDIT, 100 A MCC PER POLO BANCARIO SUD’ = Roma, 3 ago. (Adnkronos) – «Sono state esasperate delle situazioni e i numeri non sono quelli letti finora. Unicredit, se fossero confermate le indiscrezioni di stampa, potrebbe prendere 1.250 sportelli di Mps su 1.400, con circa 100 filiali che, molto probabilmente, potrebbero essere rilevate dal Mediocredito Centrale che ha già la Popolare di Bari perché c’è un progetto di costruire una grande banca del Sud”. Lo ha detto il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, intervistato durante la trasmissione Radio Anch’io in onda su Radio Rai Uno. “La disinformazione toglie fiducia alla clientela e ai cittadini. Dal 2010 sono stati buttati 20 miliardi di euro di aumenti di capitale per Mps. Vorrei ricordare a tutti i clienti delle banche che ci ascoltano che se fallisse una banca, ci sarebbe un rischio sistemico per l’economia di tutto il Paese. E non possiamo permettere che 22.000 lavoratrici e lavoratori di Mps vadano a casa», ha concluso Sileoni. (Sec-Mcc/Adnkronos) ISSN 2465 – 1222 03-AGO-21 16:46 NNNN

Mps: mossa Unicredit agita Siena, Franco in Parlamento. Risiko più definito/PREVISTO di Francesca Conti Milano, 3 ago. (LaPresse) – La partita di Unicredit su Mps continua ad agitare gli ambienti politici, soprattutto senesi. Il sindaco Luigi De Mossi chiede che sia dato modo alla banca “di poter vivere” e auspica che un eventuale rinvio nella vendita del Monte non sia per “campagna elettorale”. In ogni caso per la città – promette De Mossi – non resterà “supina” nell’accettare qualsiasi soluzione per l’istituto. Dal Comune salgono anche i timori sull’impatto che potrà avere sull’indotto cittadino. Domani il ministro dell’Economia Daniele Franco dovrà riferire alle 20 alle Camere sull’argomento. Intanto il primo cittadino di Siena rimarca: “La gente si è stufata: non ci possiamo più adattare alle soluzioni viste finora, la banca merita di più e di meglio. Siena merita di più e di meglio, e così i suoi cittadini”. Il sindaco spiega – in una diretta Facebook dedicata – che la vicenda Mps “non riguarda solo Siena, ma anche l’Italia e l’Europa” e si dice “sicuro che una persona straordinaria come Draghi dovrà metterci mano”, ribadendo: “Non vogliamo una macelleria sociale”.Dal governo gli fa eco una schiera di politici. Il senatore Pd Andrea Marcucci chiede “più tempo” per valutare “tutte le opzioni in campo”, anche con l’Europa. Dal suo partito il deputato Enrico Borghi sottolinea: “Non servono inutili polveroni politici, quanto la capacità di salvare la banca, i posti di lavoro, il ruolo di un’istituto così importante su un territorio così significativo”. Da LeU Stefano Fassina invita a valutare la vicenda Mps “in un’ottica di sistema”, definendo prima “una strategia nazionale di politica per il credito”. Il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri chiede “chiarezza immediata” sul dossier. Il tema occupazionale è quello che sta più a cuore ai sindacati. Per il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, se si arriverà a un accordo tra il Tesoro e Unicredit gli eventuali esuberi dovranno essere gestiti con prepensionamenti volontari. Sileoni si dice poi stupito dall’agitazione sul dossier, visto che, “salvo qualche formalismo tecnico, è una operazione fotocopia di quella fatta a giugno 2017 in occasione del salvataggio delle due banche venete da parte di Intesa Sanpaolo: lo Stato intervenne con oltre 5 miliardi di euro”. Se fossero confermate le ultime indiscrezioni stampa, comunque, Unicredit “potrebbe prendere 1.250 sportelli di Mps su 1.400, con circa 100 filiali che, molto probabilmente, potrebbero essere rilevate dal Mediocredito Centrale che ha già la Popolare di Bari perché c’è un progetto di costruire una grande banca del Sud”, ricorda Sileoni. Un fronte, quello occupazionale, strettamente connesso al risiko che sta attraversando il settore bancario in questi ultimi mesi, soprattutto dopo il via libera dato dall’operazione Intesa Sanpaolo su Ubi. L’ipotesi Unicredit-Mps, se confermata, chiarirebbe gli equilibri sul tavolo creditizio, definendo chiaramente la presenza di due poli forti e lasciando spazio a un possibile terzo polo. Questo potrebbe vedere l’aggregazione delle ‘restanti’ tre grandi ex popolari: Banco Bpm, Bper e la Popolare di Sondrio. Una partita che potrebbe giocarsi sotto l’egida del gruppo Unipol, primo azionista sia di Bper che dell’istituto lombardo. ECO NG01 fct/taw 031850 AGO 21

ANSA/ Mps, Mef difende vendita. Fabi, esuberi volontari Franco domani in Parlamento.Resta polemica su esuberi e politica (di Paolo Algisi) (ANSA) – MILANO, 03 AGO – La Fabi, il principale sindacato dei bancari, scende dalle barricate erette dalle altre organizzazioni sindacali, critiche per i 5-6 mila esuberi che una fusione tra Unicredit e Mps minaccia di generare e per la scomparsa della piu’ antica banca del mondo. In prima fila contro l’operazione e i suoi effetti sul territorio, resta schierata invece la citta’ di Siena, con il sindaco Luigi De Mossi che accusa il governo di “macelleria sociale” e di voler “rottamare” la banca e i suoi dipendenti. Intanto il Tesoro si prepara a difendere le ragioni che l’hanno spinto ad avviare una trattativa in esclusiva con Unicredit. Domani alle 20, davanti alle commissioni Finanza di Camera e Senato, il ministro dell’Economia, Daniele Franco, garantira’ il massimo impegno a minimizzare gli esuberi, rassicurera’ sulla sopravvivenza del marchio e cerchera’ di spiegare che la proroga, chiesta a gran voce da destra a sinistra, non puo’ essere fine a se stessa ma solo uno strumento. E poiche’ al momento piani ‘B’ non ce ne sono e l’unica soluzione si chiama Unicredit, con cui sono in corso trattative, chiedere un rinvio al termine del 31 dicembre fissato dalla Ue per l’uscita del Tesoro non ha senso. “Qui non stiamo svendendo un gioiello ma stiamo cercando di evitare il fallimento del Monte dei Paschi”, sintetizza il segretario di +Europa e sottosegretario agli esteri, Benedetto Della Vedova. “Abbiamo un ammortizzatore sociale, il Fondo esuberi e con questo sistema finora abbiamo prepensionato, su base volontaria, 70.000 lavoratrici e lavoratori, senza licenziamenti”, prova a ragionare Lando Sileoni, segretario della Fabi. “Serve un finanziamento da parte del Tesoro” a Mps “che girera’ quei soldi al Fondo. Io non capisco tanta agitazione su questo argomento visto che, salvo qualche formalismo tecnico, e’ una operazione fotocopia” a quella fatta con le banche venete. Per il Tesoro si ipotizza un conto tra gli 1 e gli 1,4 miliardi, a seconda del numero dei dipendenti interessati e dalla lunghezza dello scivolo, che potrebbe spingersi fino a sette anni. Denari che andranno a costituire la ‘dote’ che il Tesoro dovra’ predisporre per rendere l’operazione neutrale per il capitale di Unicredit e che gli analisti di Fidentiis stimano in quasi 6 miliardi di euro, incluso l’incentivo fiscale alle fusioni da 2,3 miliardi. “Gli uomini Monte hanno fatto grande questa citta’ e hanno diritto di non essere rottamati”, ha tuonato De Mossi. “No alla macelleria sociale, si dia modo a questa banca, o con una fusione o con una ricapitalizzazione, di poter vivere” perche’ “non siamo al supermercato”. Il polverone sollevato dalla vendita alimenta qualche preoccupazione tra i Dem per i contraccolpi possibili sul voto, ma il segretario Enrico Letta si mostra fiducioso e tornera’ nel senese per la campagna elettorale l’11 agosto. Intanto Unicredit, entrata in data room, continua l’analisi di Mps allo scopo di definire il perimetro di suo interesse su cui trattare con il Mef. Secondo gli analisti di Equita la banca di Andrea Orcel “potrebbe rilevare il network di Mps nel Centro-Nord”, puntando a un pacchetto di 950 filiali, senza aumentare la sua esposizione al Sud. Resta il punto interrogativo della direzione generale di Siena, a cui Unicredit non e’ interessata ma su cui si dovra’ trattare. Per tutto quello che resta fuori dal perimetro si puo’ ipotizzare il coinvolgimento di Mcc o qualche altro soggetto pubblico. (ANSA). ALG 03-AGO-21 20:02 NNNN

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