SILEONI A POLITICO.EU: «LE BANCHE FANNO GIÀ MOLTO PER IL SOCIALE»

Il segretario generale della Fabi commenta, sulla più influente testata digitale in Europa, l’ipotesi di una tassazione a carico del settore bancario italiano: «Le banche contribuiscono già in modo significativo alle questioni sociali e alla lotta contro la povertà, e si stanno già assumendo le loro responsabilità. Finora, però, nessun rappresentante è stato convocato»

SILEONI A POLITICO.EU: «LE BANCHE FANNO GIÀ MOLTO PER IL SOCIALE»

Il segretario generale della Fabi commenta, sulla più influente testata digitale in Europa, l’ipotesi di una tassazione a carico del settore bancario italiano: «Le banche contribuiscono già in modo significativo alle questioni sociali e alla lotta contro la povertà, e si stanno già assumendo le loro responsabilità. Finora, però, nessun rappresentante è stato convocato»

 

TRADUZIONE ARTICOLO IN ITALIANO

L’Italia valuta di tassare i programmi di buyback per rafforzare il bilancio
Di Ben Munster · 28 agosto 2025
Il governo italiano sta valutando diverse modalità per tassare i programmi di riacquisto di azioni proprie delle società, nella ricerca sempre più ampia di risorse per finanziare la legge di bilancio 2026.
In documenti preparatori redatti da esperti del Ministero dell’Economia e delle Finanze e visionati da POLITICO, datati 28 agosto, i funzionari delineano varie opzioni per scoraggiare l’uso dei buyback, un processo con cui le società quotate riacquistano le proprie azioni dagli investitori, al fine di far salire il prezzo dei titoli e distribuire utili agli azionisti.
Questa pratica è però finita sotto crescente osservazione negli ultimi mesi, poiché le imprese — soprattutto le banche — hanno registrato profitti eccezionali. Esponenti del governo hanno lamentato che i benefici di tali risultati non siano stati redistribuiti agli italiani comuni e che gli azionisti beneficino già dei dividendi.
La proposta arriva in un momento in cui la premier Giorgia Meloni è alla ricerca di nuove fonti di entrate per lo Stato, con l’avvicinarsi della stagione di bilancio e la necessità di bilanciare i rilevanti nuovi impegni in materia di difesa con le esigenze di un welfare nazionale sempre più fragile.
La discussione si inserisce anche in un contesto politico in cui diversi esponenti di governo, in particolare della Lega, chiedono un maggiore contributo da parte delle banche e l’estensione della tassa parziale introdotta l’anno scorso sul settore bancario.

Le opzioni
La prima opzione presa in considerazione dai funzionari sarebbe un aumento della tassazione sulle plusvalenze per tutti gli azionisti — senza distinguere tra guadagni da operazioni ordinarie e quelli generati dai buyback — portando l’aliquota dal 26% al 30%.
«Il principale vantaggio di questa ipotesi risiede nella semplicità amministrativa: non sarebbe necessario introdurre nuove regole o definizioni specifiche per i buyback; sarebbe sufficiente modificare l’attuale regime di tassazione dei redditi finanziari», si legge nel documento. Tuttavia, viene aggiunto che l’effetto sarebbe «ampio e non mirato», penalizzando i trader e i piccoli risparmiatori al pari dei partecipanti ai programmi di riacquisto.
Un’altra ipotesi riguarda l’introduzione di un’imposta commisurata al «valore complessivo delle operazioni di buyback», che graverebbe sia sulla società emittente sia sugli azionisti che scelgono di vendere le proprie azioni. La misura, si legge nel documento, «invierebbe un forte segnale di voler scoraggiare l’uso dei buyback come principale strumento di distribuzione degli utili», pur ammettendo che tale schema potrebbe disincentivare anche riacquisti motivati da «legittime esigenze industriali».
La terza e più «tecnicamente complessa» opzione sarebbe quella di tassare soltanto i profitti realizzati dall’emittente nel caso in cui le azioni riacquistate vengano successivamente rivendute a un prezzo differente. Il Tesoro ha osservato che uno schema del genere colpirebbe unicamente le imprese, ma richiederebbe anche una serie di nuove regole potenzialmente complicate.

Con cautela
Non sarebbe la prima volta che il governo italiano cerca di tassare i profitti delle imprese in vista della manovra, ma in genere simili proposte finiscono annacquate dopo discussioni tese con le parti interessate.
La Lega, membro minore della coalizione, è fortemente favorevole a tassare le banche, mentre esponenti di Forza Italia, sostenuti dall’associazione bancaria italiana, si oppongono con forza a qualsiasi nuova imposta sul settore. Questo porta tipicamente a compromessi più deboli una volta superate le divergenze.
Ad esempio, l’anno scorso il governo italiano aveva proposto una tassa che, di fatto, non era una vera tassa: invece di imporre un prelievo diretto sui ricavi bancari, si era deciso di chiedere alle banche di rinviare l’utilizzo di alcuni crediti d’imposta. Nel 2023, invece, una contestata tassa sugli extraprofitti era stata sostituita con l’obbligo per gli istituti di rafforzare il capitale regolamentare.
Negli ultimi giorni gli stessi istituti di credito hanno reagito con durezza di fronte alle indiscrezioni mediatiche sull’ipotesi di una nuova tassa. «Le banche contribuiscono già in modo significativo alle questioni sociali e alla lotta contro la povertà, e si stanno già assumendo le loro responsabilità. Finora, però, nessun rappresentante è stato convocato», ha dichiarato giovedì Lando Maria Sileoni, segretario generale della Federazione autonoma bancari italiani.
Secondo una fonte informata, un quadro più chiaro su come potrebbe funzionare un’eventuale tassazione sui buyback potrebbe emergere dopo una riunione strategica del governo prevista per l’inizio della prossima settimana.

VERSIONE ORIGINALE IN INGLESE

Italy considers taxing company share buybacks to boost its budget
By Ben Munster · Aug 28, 2025
The Italian government is looking at multiple ways to tax corporate share buyback programs as it searches ever more widely for cash to fund its 2026 budget.
In preparatory documents drafted by experts from the Ministry of Economy and Finance and seen by POLITICO, dated Aug. 28, officials laid out several options to discourage the use of buybacks, a process whereby listed companies pay investors to return their shares in order to boost the share price and return profits to shareholders.

But the practice has also drawn increasing scrutiny in recent months as companies —especially banks — have recorded bumper profits. Government officials have complained the benefits of such corporate success have not been redistributed to average Italians, and that shareholders already benefit from dividends.
The suggestion comes as Italian Premier Giorgia Meloni seeks fresh sources of government revenue with budget season approaching and officials compelled to balance major new defense commitments with the needs of Italy’s creaking welfare state.
The proposal also arrives as government officials, particularly from the right-populist League, call for greater contributions from banks and the extension of a partial bank tax imposed last year.

Options

The first option raised by officials would be to hike capital gains taxes on all shareholders — without distinguishing between gains from trading and those generated by share buybacks — to 30 percent from 26 percent.
“The main advantage of this option lies in its administrative simplicity: There would be no need to introduce new rules or specific definitions for buybacks; it would be enough to amend the existing tax regime on financial income,” the document said. But it added the effect would be “broad and unfocused,” punishing equity traders and smaller retail savers as well as participants in buyback programs.
Another option is a duty applied to the “total value of buyback operations,” meaning the tax would fall both on the issuing company and on shareholders who choose to redeem shares. The policy would send a “strong signal of intent to discourage the use of buybacks as the primary tool for distributing profits,” the document says, while caveating that such a measure could discourage buybacks justified by “legitimate industrial needs.”
The third and most “technically complex” option would be to tax only the profits made by the issuing company, and not if the shares are resold at a different price. The Treasury noted that such a scheme would only penalize companies, but added it would also require a raft of potentially convoluted new rules.

Pinch of salt

This wouldn’t be the first time the Italian government has pushed to tax corporate profits ahead of budget season, but generally such policies end up watered down after occasionally fraught discussions with stakeholders.
While the League, a junior coalition member, is strongly in favor of taxing banks, officials from the center-right Forza Italia, which is supported by Italy’s main banking association, are vehemently opposed to any tax on banks. That typically results in a weaker compromise once differences are hashed out.
For instance, the Italian government last year proposed a tax that was not quite a tax — instead of actively imposing a levy on bank revenues, the government ultimately asked banks to simply delay the use of tax credits. In 2023, a controversial tax on windfall profits was ultimately substituted with a requirement that banks stash away more regulatory capital.

Lenders themselves have responded with outrage over the past week as media speculation has ramped up over the prospect of a new bank tax. “Banks already contribute significantly to social issues and the fight against poverty, and they are already taking responsibility. So far, no representative has been called,” Lando Maria Sileoni, secretary general of Italy’s banking employees’ federation, said in a statement Thursday.
A clearer picture of how a potential buyback program might work may emerge following an Italian government strategy meeting planned for early next week, according to one person familiar with the matter.

Roma, 28 agosto 2025