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RIFORMA MERCATO DEI CAPITALI, SILEONI AL FESTIVAL DELL’ECONOMIA DI TRENTO
Il segretario generale della Fabi è intervenuto al panel dedicato al futuro di imprese, banche e risparmiatori. Al centro del dibattito il legame delle pmi con il territorio, la tutela del risparmio nazionale e il ruolo cardine dei lavoratori bancari.
«Vorrei capire quale sarà il modello economico e sociale di cui l’Italia dovrà dotarsi nei primi anni dopo questa riforma. Non vorrei che il nostro Paese diventasse una sorta di “Grande Fratello” della finanza europea». Lo ha detto il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, intervenendo al Festival dell’Economia all'atteso panel intitolato “Cosa cambia per imprese, banche e risparmiatori con la riforma del mercato dei capitali”.
Il dibattito, incentrato sulle prospettive delle politiche economiche e sul futuro del Paese, ha visto il leader della Fabi confrontarsi con un parterre di assoluto rilievo: Andrea Corona (consulente finanziario), Paolo Di Benedetto (presidente Fondo nazionale di Garanzia), Federico Freni (sottosegretario di Stato per l’Economia e le Finanze), Luigi Orsi (avvocato dello studio legale Ntcm), Maurizio Tamagnini (ceo FSI) e Gianfranco Ursino (Il Sole 24 Ore).
Al centro della riflessione di Sileoni, la necessità stringente di difendere il tessuto produttivo nazionale in un contesto internazionale frammentato. «L’Unione bancaria europea stenta ancora a decollare, anche perché la Germania non intende farsi carico delle banche degli altri Paesi in difficoltà. Ma resta aperto il problema di come proteggere le piccole e medie imprese», ha avvertito il segretario generale. «Il nostro è un sistema bancocentrico che rappresenta ancora un punto di riferimento fondamentale per le Pmi. Le imprese mantengono un rapporto personale e di rete con le banche del territorio e con i principali gruppi bancari, mentre i grandi fondi internazionali hanno assunto una presenza e un peso sempre più rilevanti ed hanno altri obiettivi: guadagnare il più possibile imponendo modelli organizzativi stressanti interni alle banche che, a loro volta, arrivano a produrre anche indebite pressioni commerciali verso i lavoratori bancari. È un sistema che sta cambiando radicalmente il rapporto tra banche e territorio purtroppo».
Spostando poi il focus sulla tutela del risparmio e sul ruolo sociale dei lavoratori dei servizi finanziari, Sileoni ha promosso l’impianto generale della riforma, pur richiamando tutti alla massima vigilanza: «Io ritengo che la riforma sia un’ottima iniziativa, se gestita bene. Ma facciamo attenzione a chi mette le mani sui 6mila miliardi di risparmio degli italiani, perché quello è veramente un problema».
Infine, una decisa rivendicazione del ruolo dei dipendenti bancari e dell’importanza della cultura finanziaria: «I consulenti indipendenti ce li abbiamo già: sono i lavoratori delle banche. Stanno a stipendio fisso, non stanno a “più produco e più guadagno”, quindi mi sembra che un’indipendenza anche intellettuale, se non quella direttamente collegata alle politiche dell’azienda, ce l’abbiano i lavoratori delle banche e questa funzione è stata svolta comunque fino ad adesso. L’educazione finanziaria mantiene un ruolo centrale, ma dovrebbe essere strutturata nei percorsi formativi per essere veramente educazione, soprattutto per dare informazioni di base ai piccoli investitori».
Trento, 20 maggio 2026






