IL FUTURO DELLE BANCHE PASSA DALLE PERSONE: LA SFIDA DELLA FABI A TRENTO
Al XXIII Congresso provinciale, il segretario generale Lando Maria Sileoni: «C’è un mondo che sta cambiando e dobbiamo gestire queste trasformazioni, dando risposte concrete alle persone che rappresentiamo». Mazzucchi riconfermato alla guida della Fabi trentina. Presente in sala il segretario nazionale Giuliano Xausa. Al centro del confronto innovazione, credito cooperativo e futuro del lavoro bancario.
Ad aprire i lavori del XXIII Congresso provinciale della Fabi di Trento è stata la tavola rotonda «Territorio, persone e transizione: il ruolo del credito nello sviluppo del Trentino di domani», moderata dal giornalista e conduttore di Canale 5 Francesco Vecchi. Al confronto hanno partecipato Gennaro Sansone, direttore della Filiale di Trento della Banca d’Italia; Carlo Menon, manager dello Spatial Productivity Lab dell’OCSE; Alessandro Failoni, vicedirettore generale vicario e CFO del Gruppo Cassa Centrale Banca; e Achille Spinelli, vicepresidente della Provincia autonoma di Trento e assessore allo sviluppo economico e al lavoro.
Al centro del dibattito le profonde trasformazioni economiche e sociali che stanno interessando il Trentino: dall’invecchiamento della popolazione e dal calo demografico alle difficoltà delle nuove generazioni nell’accesso alla casa e al credito, fino al ruolo dell’immigrazione nella tenuta del sistema produttivo locale. Particolare attenzione è stata dedicata alle conseguenze della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale sull’organizzazione del lavoro bancario, sulle competenze professionali e sul rapporto tra banche e territorio. Il confronto ha affrontato anche le prospettive del credito cooperativo, il sostegno alle piccole e medie imprese e la necessità di garantire servizi finanziari accessibili, soprattutto nelle comunità montane e nelle aree periferiche. Una riflessione sul futuro del sistema bancario trentino e sulla capacità di accompagnare le trasformazioni in corso attraverso investimenti nella formazione, nella riqualificazione professionale e nell’innovazione, senza compromettere la presenza sul territorio, la qualità del lavoro e la centralità delle persone.
Terminata la tavola rotonda, ha preso la parola il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, che ha richiamato la centralità del rinnovo del contratto nazionale in una fase di profonda trasformazione del settore bancario, sottolineando la necessità di anticipare i cambiamenti legati ai nuovi piani industriali e all’evoluzione dei gruppi. Al centro del suo intervento anche il valore dell’autonomia sindacale, la capacità della Fabi di affrontare e risolvere al proprio interno le questioni della categoria, nel rispetto delle specificità dei diversi ambiti contrattuali, e la credibilità costruita nel confronto con le controparti e le istituzioni. «Dobbiamo rinnovare il contratto prima che i nuovi piani industriali cambino ulteriormente il settore. C’è un mondo che sta cambiando e dobbiamo gestire queste trasformazioni, dando risposte concrete alle persone che rappresentiamo. Abbiamo una responsabilità nei loro confronti e vogliamo continuare a esercitarla mantenendo la nostra autonomia», ha sottolineato Sileoni.
A seguire, la relazione di Mazzucchi, che ha ripercorso l’attività della Fabi trentina e le principali sfide che attendono il settore bancario. «La forza delle idee, il valore dei fatti», il titolo scelto per il congresso, sintetizza una visione sindacale fondata sulla capacità di accompagnare i cambiamenti e tradurre gli obiettivi in risultati concreti. Al centro dell’intervento le trasformazioni del lavoro bancario, le pressioni commerciali, le crescenti responsabilità dei dipendenti e l’impatto dell’intelligenza artificiale sulle professionalità. Particolare attenzione è stata dedicata alla necessità di rafforzare la formazione, tutelare l’occupazione e garantire un ruolo attivo del sindacato nei processi di riorganizzazione, anche alla luce delle sfide legate al rinnovo dei contratti nazionali ABI e BCC.
Ampio spazio è stato riservato al credito cooperativo, che continua a rappresentare un elemento centrale del sistema bancario trentino, grazie al forte radicamento delle Casse Rurali e al rapporto diretto con famiglie e imprese. Un ruolo strategico è svolto anche dal Gruppo Cassa Centrale Banca, con sede in Trentino, importante realtà per lo sviluppo economico e occupazionale del territorio. Mazzucchi ha richiamato i risultati raggiunti attraverso il confronto sindacale, dalla sottoscrizione del primo contratto integrativo di Gruppo agli accordi sul welfare e sul benessere lavorativo, sottolineando la necessità di accompagnare le trasformazioni organizzative e tecnologiche con nuove tutele, formazione e valorizzazione delle professionalità.
La relazione ha evidenziato anche il rafforzamento della Fabi di Trento, che conta oggi 3.078 iscritti, in crescita nonostante la diminuzione di 322 lavoratori bancari negli ultimi cinque anni. Un risultato significativo anche in termini di proselitismo, con 800 iscritti sotto i quarant’anni e l’obiettivo di favorire un maggiore coinvolgimento delle nuove generazioni nella vita sindacale. «Non possiamo fermare il cambiamento, ma possiamo e dobbiamo orientarlo», ha sottolineato Mazzucchi, ribadendo la necessità di coniugare innovazione e diritti, produttività e occupazione, senza perdere di vista la funzione sociale delle banche e la centralità delle persone.
Spazio, quindi, agli interventi dei delegati, che hanno portato all’attenzione del congresso le esperienze e le esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori delle diverse realtà bancarie del territorio. Un momento di confronto sulle sfide che attendono la categoria, sulle condizioni di lavoro e sull’importanza di rafforzare la presenza e l’azione sindacale nei luoghi di lavoro, valorizzando il ruolo delle strutture aziendali e il rapporto diretto con gli iscritti.
Trento, 17 ottobre 2026











