My Generation N. 5 Anno 2021

Recentemente resa famosa dal bel cartone Disney “Coco” il Día de los Muertos non è una versione mes- sicana di Halloween, ha origini az- teche ed è stata proclamata dal- l’Unesco Patrimonio dell’Umanità. È una festa che celebra la vita piut- tosto che la morte, ci ricorda di vi- vere ogni momento al massimo e affrontare la fine con un sorriso e con la speranza di rivedere un giorno le persone amate che non ci sono più. Il carattere spiccatamente lugubre della festa anglosassone viene rim- piazzato dall'allegria e dall’ironia. È un’allegra parata dove i calacas, ovvero gli scheletri colorati, e le Calavera Catrina, la Signora della Morte rappresentata con abiti francesi, danzano festosamente. Il cuore del Dìa de los Muertos è l'ofrenda, ovvero un altare che vie- ne allestito sia nelle case private che nei cimiteri, ma anche nelle piazze delle città. Non si tratta di altari per adorare, ma rappresen- tano la porta tra la vita e la morte, per accogliere gli spiriti nel mondo dei vivi. Nelle ofrende, si trovano diversi elementi: il più importante è la fo- tografia del proprio caro, senza la quale la sua anima non potrebbe attraversare il ponte per unirsi ai vivi quella notte. Anche il cibo sulle ofrende è molto importante, in quanto serve a sfa- mare i morti dopo il lungo viaggio verso la terra dei vivi. Vengono quindi esposti i cibi che piacevano di più ai propri cari ed un bicchiere d’acqua, per dissetare. C’è poi il dolce tipico della festa, il Pan de Muertos , le candele, che devono restare accese tutta la notte, e gli immancabili fiori arancioni tipici di questa festa, i cempasùchil o ca- lendule. Avevo deciso di seguire le celebra- zioni nei dintorni della città di Mo- relia, una delle città dove la festa è più sentita, e attratto anche dalla 21 Viaggi Novembre / Dicembre 2021 di Andrea Fanesi Esecutivo Nazionale FABI Giovani 

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