My Generation N. 5 Anno 2021

ditoriale E 4 Editoriale ogni costo, anche a quello di non fo- calizzarsi più su chi mantiene la ca- tena produttiva, cioè il lavoratore. Se la politica negli anni è stata ar- tefice e garante dei cambiamenti nel nostro settore, oggi è diventata spesso una spettatrice della Banca Centrale Europea, che impone i ritmi di un cambiamento iniziato molti anni fa e che sembra non vo- lersi fermare. Quindi, il percorso continua pro- prio per mano della BCE, che im- pone una riduzione dei gruppi bancari italiani, la razionalizzazio- ne degli addetti e la trasformazio- ne delle banche popolari in Spa. Oggi ci ritroviamo, quindi, una concentrazione dei primi 5 grup- pi bancari che supera il 50% del settore, in linea con gli altri stati europei. Nonostante alcune note distorsio- ni locali finite alla ribalta della cro- naca, la frammentazione che in passato ha caratterizzato il nostro paese creava una diversificazione dell’offerta, con maggiori opportu- nità per i lavoratori e per la clien- tela. D’altronde, in un sistema con- correnziale corretto è sempre il consumatore ed il territorio che ne traggono giovamento. Purtroppo, come spesso accade nei grandi cambiamenti è l’anello più debole della catena quello mag- giormente sollecitato, che rischia quindi di rompersi, senza la pre- senza di adeguate misure. Si insidiano così politiche commer- ciali aggressive, riduzione degli or- ganici, continue ristrutturazioni e piani d’impresa annuali, volti esclu- sivamente al taglio dei costi. La rivoluzione digitale in atto e l’avvento della digitalizzazione fun- gono da acceleratori del processo di un sistema che oramai sembra ostaggio della tecnologia, dalla quale non si può prescindere. Certo che durante qualsiasi per- corso esistono delle difficoltà, ed è ingenuo chi pensa che tutto possa filare liscio senza alcun problema. Chi credeva davvero che si potesse arrivare alla situazione attuale? Come sosteneva Friedrich Nietz- sche “Ci saranno sempre pietre sulla strada davanti a noi. Saranno IL NOSTRO “WHATEVER IT TAKES” SARÀ LA DIFESA DELLA CATEGORIA. FAREMO TUTTO IL POSSIBILE PER DIFENDERE LA DIGNITÀ DEL LAVORO E DEI LAVORATORI E, CREDETECI, PERCHÉ SARÀ ABBASTANZA. ostacoli o trampolini di lancio; tut- to dipende da come le usiamo”. Ecco che da ogni spina nasce una rosa, da ogni difficoltà un’opportu- nità, ed è quella che la Fabi è pronta a cogliere, proponendo un nuovo modello di banca e di servizio volto a creare nuova occupazione stabile. Tuttavia, lasciatecelo dire, il nostro percorso è diverso e parte da lon- tano, quando un gruppo di impa- vidi bancari decise di costituire nel 1948 a Milano la FABI che avrebbe creato, conquistato e difeso un’in- tera categoria. E questo non dob- biamo dimenticarlo. Oggi come allora la FABI ha il dove- re di gestire il cambiamento da atto- re protagonista per continuare ad avere un ruolo strategico nel settore. Farlo a tutti i costi comporta dei ri- schi che come sempre siamo abi- tuati a prenderci. Il nostro “whatever it takes” sarà la difesa della categoria. Faremo tutto il possibile per difen- dere la dignità del lavoro e dei la- voratori e, credeteci, perché sarà abbastanza. n

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