My Generation N. 1 Anno 2022
ditoriale E 4 Editoriale Purtroppo non è stato cosi, l’ulti- mo ventennio è stato caratterizza- to da un’involuzione dei vari mo- delli sociali il cui risultato è sotto gli occhi di tutti: maggiore concen- trazione del denaro in mano a po- che persone e la creazione di una nuova classe sociale, costituita pre- valentemente da monoreddito, considerati i “nuovi poveri”. Nel settore del credito il deflagrare delle scellerate politiche economi- che si è concretizzato nella rincor- sa sfrenata agli utili da parte dei principali gruppi bancari e nella conseguente riduzione dei costi di gestione. Se solo vent’anni fa il coefficiente di espansione e, quindi, di salute degli istituti bancari si misurava in funzione del numero sempre cre- scente di agenzie, oggi è l’esatto contrario. Sicuramente si va incontro ad un mondo digitale dove l’uomo fa fa- tica a rincorrere le intelligenze ar- tificiali e dove i big data e le società di consulenza rappresentano l’ora- colo che influenza le decisioni pre- se dal sistema, che si muove com- patto in un'unica direzione. Nessuno di noi sognava un futuro in cui ciò che è stato inventato con il fine di agevolare l’uomo, pian piano lo sta sostituendo mettendo a repentaglio la sua centralità. Il sogno di una crescita supportata dall’evoluzione digitale sta lascian- do il posto ad un incubo dal quale tutti vorremmo svegliarci. Una strana e fastidiosa sensazione di chi non si sente più indispensabile e sa che un giorno potrebbe essere sostituito da una macchina. Per questo la Fabi, insieme alle al- tre organizzazioni sindacali del settore, ha introdotto nell’ultimo contratto collettivo nazionale di settore una cabina di regia sulla di- gitalizzazione, che avrà l’arduo compito di valutare e prevenire gli impatti che la le nuove tecnologie potranno avere nel settore. All’interno di questo profondo cam- biamento c’è chi ipotizza che verrà svilito il ruolo del bancario, depro- fessionalizzato e a tratti mortificato. Così, per quello che per tanti era il lavoro più bello del mondo… Continuando a sognare ad occhi aperti rischieremo di cadere e, si sa, da impreparati ogni caduta è più dolorosa. Ma che mondo sa- rebbe senza sogni? SE SOLO VENT’ANNI FA IL COEFFICIENTE DI ESPANSIONE E, QUINDI, DI SALUTE DEGLI ISTITUTI BANCARI SI MISURAVA IN FUNZIONE DEL NUMERO SEMPRE CRESCENTE DI AGENZIE, OGGI È L’ESATTO CONTRARIO. Sicuramente non potremo mai smettere di combattere per le no- stre idee, per il nostro passato e so- prattutto per il nostro futuro, ri- vendicando con forza l’applicazio- ne degli accordi collettivi sotto- scritti, troppo spesso disattesi dal- le parti datoriali. Le ingiustizie proliferano dove non esiste una coscienza sociale, come sosteneva Doris Carrier “quando non difendiamo i nostri diritti, la dignità è persa e la dignità non può essere negoziata”. Quindi noi vogliamo continuare a sognare il vecchio posto in banca, così come lo immaginavamo da piccoli, d’altronde sognare non costa nulla e non è vietato a nes- suno. n
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