My Generation N. 4 Anno 2023
ditoriale E 4 Editoriale dizioni sociali per persone che fan- no ormai fatica ad arrivare alla fine del mese, pur possedendo uno sti- pendio dignitoso, etichettati spesso come i “nuovi poveri”. Upside down , il mondo capovolto. A volte sembra che banchieri e bancari vi- vano su pianeti diversi e non solo per l’enorme differenza salariale, ma anche per la percezione che en- trambi possiedono della realtà. Può capitare che il soffitto può essere il pavimento di un altro uomo, e vi- ceversa. Alle volte pare che tutto vada al contrario e che le leggi dell’econo- mia siano stravolte. Sembra che il lavoro non produca ricchezza e tut- to quello che pensavamo ora viene messo in discussione. La FABI, in- sieme con le altre organizzazioni sindacali, si è interrogata più volte sul tema dell’equità retributiva e sul tema dei supercompensi del top management, che dovrebbero in qualche maniera essere proporzio- nati rispetto al salario del bancario medio. “Sono stato ingenuo a pensare di poter cambiare il mondo. Quelli lassù vincono sempre, quaggiù perdono sempre…” (Upside down) La giusta ripartizione della ricchez- za è il principio cardine della demo- crazia economica, ancor di più in unmomento in cui il settore produ- ce 25 miliardi di euro all’anno an- che per condizioni di mercato favo- revoli, che esulano dalla bravura dell’amministratore delegato di tur- no. Il tema per noi non è più rinvia- bile a data da destinarsi e servono segni tangibili e immediati, parten- do dal rinnovo del Ccnl, che è il pri- mo vero garante di equità sociale ed economica. Il rischio più grande in questo momento potrebbe essere quello di lasciarsi trascinare dal pe- so della propria solitudine o quello di sentirsi impotenti, proprio come nel film Upside down in cui Adam dice “Sono stato ingenuo a pensare di poter cambiare il mondo. Quelli lassù vincono sempre, quaggiù per- dono sempre…”. Non abbiamo l’ambizione di cam- biare il mondo, ma vorremmo un settore del credito in cui la parola “giustizia” non rappresenti solo uno slogan pubblicitario. Conti- nuando a camminare in un mon- do, che alle volte, appare capovol- to, il pericolo più grande che av- vertiamo è quello di abituarci ad una condizione di disagio perenne e immutabile. Ma spesso la storia è ciclica, come sosteneva Machia- velli, e la speranza che si possa tor- nare a valorizzare concretamente le persone è ancora viva nelle no- stre coscienze e - perché no? - an- che la speranza di ritornare con i “piedi per terra”. n
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