My Generation N. 5 Anno 2023

ditoriale E 4 Editoriale tornerebbe parallelamente il ri- schio del credito deteriorato, che sembrava un male quasi estirpato negli ultimi anni. Il settore è passa- to infatti da circa 341 miliardi di sofferenze a poche decine dello scorso anno. A farne le spese, pur- troppo, saranno prevalentemente le piccole banche che fanno della concessione del credito il proprio core business. Si potrebbe definire un terremoto economico- finanzia- rio quello che ci sta colpendo, nel quale dobbiamo provare a distri- carci con maestria nonostante non dipenda esclusivamente da noi, perché le scelte della nostra vita og- gi sono subordinate anche ad altri. Il primo atto di civiltà nei confronti dei lavoratori dovrebbe essere il rinnovo di tutti i contratti collettivi nazionali di lavoro, con conseguen- te aumento della retribuzione in li- nea con l’inflazione subita. Infatti, secondo recenti studi gli stipendi italiani sono quelli cresciuti meno negli ultimi 30 anni, circa l’1%, ri- spetto alla media dei paesi OCSE, che hanno avuto incrementi del 32,5%. Anche per questo motivo negli ultimi mesi in molti si sono interrogati circa la possibilità di in- trodurre il salario minimo anche in Italia, in linea con molti paesi eu- ropei. Se guardiamo al settore del credito possiamo dire che il salario minimo esiste da ormai oltre 70 anni, grazie alla contrattazione col- lettiva nazionale. Salario minimo che lo scorso 23 novembre, ha visto un significativo ritocco verso l’alto, con un aumento di 435 euro medi mensili per i lavoratori bancari tut- ti. Un risultato inimmaginabile so- Il 23 novembre è stata una tappa storica per la nostra categoria, è la storia di un’idea, un pensiero che prende forma con la firma dell’ipotesi di accordo lo qualche mese fa, possibile grazie all’altissimo tasso di sindacalizza- zione del settore (ricordiamo il più alto fra le categorie) e allo straordi- nario lavoro fatto dalla FABI e dal suo Segretario Generale, Lando Maria Sileoni, ringraziato pubbli- camente anche da una nota ufficia- le dell’ABI per il ruolo di sintesi e la lungimiranza avuta nella trattativa. Finalmente si è ridato lustro ad una categoria martoriata negli an- ni, spesso confusa con i banchieri e figlia di stereotipi che facciamo fa- tica a cancellare. Un contratto che rimette al centro la persona, dall’al- to valore sociale e normativo, che tutela per i prossimi anni una cate- goria che qualcuno ha provato a di- videre a più riprese. Un contratto normalizzatore e nello stesso tem- po prospettico che fornisce gli stru- menti ai gruppi bancari e alle Orga- nizzazioni sindacali aziendali per affrontare al meglio le sfide che il sistema nei prossimi anni ci mette- rà davanti. Il 23 novembre è stata una tappa storica per la nostra categoria, è la storia di un’idea, un pensiero che prende forma con la firma dell’ipo- tesi di accordo. Storia che parte da lontano quando un gruppo di visio- nari nel 1949 firmarono da soli il primo contratto collettivo naziona- le di settore, storia destinata a du- rare nel tempo. È la storia di tante persone che hanno percorso con noi questo lungo cammino ai quali va oggi il nostro pensiero perché hanno contribuito alla costruzione della nostra categoria, senza mai arrendersi. Anche perché come so- steneva Ezra Pound “Quello che conta non è tanto l'idea, ma la ca- pacità di crederci” . n

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