My Generation N. 3 Anno 2023
ditoriale E 4 Editoriale Il capitalismo finanziario e i nuovi piani industriali di molte banche, incentrati sulla vendita di prodotti finanziari e di tutela, hanno creato una corsa al risultato nel breve ter- mine, incuranti delle reali esigenze della clientela. Per questo motivo il settore ha subito enormi cambia- menti e con esso la vita di chi vi la- vora dentro. Le prevaricazioni di molti manager sono all’ordine del giorno, “fare budget” è la parola che risuona costantemente in ogni riunione e, quindi, la lavoratrice ed il lavoratore si ritrovano tra l’incu- dine e il martello. L’esacerbarsi di queste indebite pressioni, con buona pace della Mifid II, ha incentivato il fenome- no del risparmio tradito, venuto spesso alla ribalta della cronaca negli ultimi anni. Diventa indi- spensabile, quindi, il rafforzamen- to degli strumenti e delle politiche di vigilanza a tutela sia delle lavo- ratrici e dei lavoratori del settore sia dei risparmiatori, che ricordia- mo in Italia rappresentano una fet- ta importante di clientela. Tale problematica è talmente im- portante e sentita dalla FABI che, nel maggio dello scorso anno, è sta- ta anche portata all’attenzione del Parlamento dal nostro Segretario Generale e, nel successivo mese di ottobre, la Commissione parla- mentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario ha pubblica- to la sua relazione finale, ripren- dendo alcune importanti indicazio- ni proprio della FABI. Da non tra- scurare, inoltre, l’importante punto inserito in piattaforma inerente proprio le pressioni commerciali, “Fare budget” è la parola che risuona in ogni riunione e, quindi, la lavoratrice ed il lavoratore si ritrovano tra l’incudine e il martello che mira a ridurre i rischi per la clientela derivanti dalle pressioni esercitate dai vertici dei vari istituti di credito su propri dipendenti. Si richiede, infatti, di rendere più vincolante il meccanismo di con- fronto sulle politiche di vendita dei prodotti finanziari ed assicurativi, vietando, nel contempo, tabelle e analisi comparative riguardo ai ri- sultati commerciali e previsionali di vendita. Oltre a quanto scritto, come FABI abbiamo anche posto il tema all’at- tenzione dell’opinione pubblica. Il modo di fare banca oggi, con le relative pressioni, si ripercuote ine- vitabilmente sulla collettività. Di- ciamo che, oggi, un po’ tutti si sen- tono sotto pressione, chi per paura di non farcela e chi per la paura di perdere i risparmi di una vita. In molti gruppi bancari, la FABI insieme con le altre organizzazioni sindacali, ha siglato accordi sulle corrette politiche commerciali, ma evidentemente questo non basta. Probabilmente, servirebbe un cambio di paradigma, un nuovo modo di fare banca e una presa di coscienza da parte di tutti. Nei prossimi anni saremo chiamati, tra i molteplici impegni, ad un duro lavoro: far rispettare gli impegni presi ai tavoli negoziali, cosa che negli ultimi anni non sembra esse- re così scontato. Molti bancari oggi vivono male il rapporto con il proprio lavoro e questo, per noi che ben conoscia- mo il settore, non rappresenta una novità viste le molte dimissioni vo- lontarie a favore di altri mestieri, fenomeno sul quale sarebbe op- portuno mantenere sempre viva l’attenzione. Come direbbe il buon Lubrano “la domanda sorge spontanea”: è an- cora così attrattivo il lavoro in ban- ca? Ad un giovane lo consigliere- ste? Lascio a voi le considerazioni del caso. Under pressure è diventato ormai il “mood” del momento e chi non si abitua rischia di essere considerato un “boomer”. Qualcuno crea la “co- razza” quale forma di autodifesa, al- tri non lo accettano e scappano via. L’unico consiglio che ci sentiamo di dare, come sosteneva Joe Maddon, è che “non bisogna lasciare mai che la pressione superi il piacere”. n
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