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Sport

I

l suo nome originariamente era “balletto acquati-

co” ed è proprio da ciò che bisogna partire per ca-

pire l’anima di quello che una volta codificato e

regolamentato è diventato uno sport, il più spettaco-

lare e coreografico degli sport natatori, il nuoto sin-

cronizzato.

L’origine non ha certo il lignaggio del nuoto in senso

stretto, infatti, la si può far risalire ai primi anni del

Novecento, così come non è nato come disciplina, ma

come spettacolo e forma di divertimento.

L’embrione del nuoto sincronizzato si sviluppa all’in-

terno dell’arte, quando in alcuni

music hall

e teatri

debitamente attrezzati, vi erano le prime esibizioni

in cui alcune ragazze eseguivano coreografie in acqua

accompagnate da musica. Si capì in seguito che per

poter effettuare determinati movimenti, vi era neces-

sità, oltre che di capacità natatoria, di forza e coordi-

namento fuori dalla norma. Doversi muovere a tempo

di musica, inoltre, comportava possedere grande sen-

sibilità artistica e grazia tipiche della ginnastica arti-

stica, il tutto spesso eseguito in condizioni estreme

di apnea.

Caratteristiche che grazie ad alcune pioniere prove-

nienti dal nuoto tradizionale come Annette Keller-

man, Katherine Curtis ed Esther Williams furono di-

sciplinate e portate alla notorietà con alcune esibi-

zioni all’interno di musical e film di successo prodotti

da Hollywood. Il “balletto acquatico” fu così ricono-

sciuto come sport nel 1941 con il nome di nuoto sin-

cronizzato, e successivamente incluso nelle discipline

olimpiche nel 1984.

Gli esordi dell’Italia in questo sport sono recenti, la

prima partecipazione italiana ai mondiali e del 1978,

anche se i primi successi non tardano ad arrivare, so-

NELL’ACQUA